Teatro Livorno

da martedì 16 Dicembre 2014 a mercoledì 17 Dicembre 2014

Vittoria Puccini e Vinicio Marchioni in scena al Teatro Goldoni con “La gatta sul tetto che scotta” di Tennessee Williams

Vinicio Marchioni e Vittoria Puccini

Vinicio Marchioni e Vittoria Puccini

La Compagnia Gli Ipocriti presenta “La gatta sul tetto che scotta” di Tennessee Williams. Appuntamento martedì 16 e mercoledì 17 dicembre alle 21.00 con Vittoria Puccini e Vinicio Marchioni. Regia di Arturo Cirillo. Una produzione Fondazione Teatro della Pergola/Nuovo Teatro

Quasi un debutto assoluto per La gatta sul tetto che scotta di Tennessee Williams: dopo l’anteprima di questo sabato ad Albano laziale, la nuovissima produzione realizzata dalla Compagnia Gli Ipocriti – attiva da oltre quaranta anni in campo teatrale – inaugura la Stagione di prosa del Goldoni in collaborazione con Menicagli pianoforti e LEG portando per la prima volta sul palcoscenico di un teatro Vittoria Puccini, uno dei volti più popolari del cinema e della televisione (undici film e quindici fiction).

La bella e brava attrice fiorentina, musa cinematografica di registi come Sergio Rubini e Gabriele Muccino, conquistò giovanissima la popolarità con lo sceneggiato “Elisa di Rivombrosa” ed ora si propone in uno dei ruoli immortali della drammaturgia del ‘900, Maggie la gatta, nello splendido testo teatrale che nel 1955 valse il secondo Premio Pulitzer a Williams (il primo nel 1948 gli venne assegnato per Un tram che si chiama desiderio) e che conobbe subito la trasposizione cinematografica con Paul Newman e Elizabeth Taylor. Accanto a lei, avviluppato nella fitta rete di bugie della moglie, si muove il Brick dell’intenso Vinicio Marchioni, famoso al grande pubblico per la sua partecipazione nel ruolo de “il Freddo” nella serie Tv Romanzo criminale di Stefano Sollima.

La gatta sul tetto che scotta narra la storia di una donna, Maggie, che per alleviare la cocente situazione familiare in cui si trova, imbastisce una rete di bugie. Di bassa estrazione sociale, Maggie la gatta, innamorata del marito, ex sportivo ed attualmente infortunato ad una caviglia, teme di dover lasciare lui e la casa, se non riesce a dare alla famiglia di lui un erede.
Interamente ambientato nella loro camera da letto, tra giochi passionali e abili caratterizzazioni, guidate con mano sicura dal regista Arturo Cirillo, affiorano a poco a poco tra Brick e Maggie sensualità cariche di sottintesi e di contenuti inespressi o inesprimibili; all’ideale purezza dei sentimenti si contrappone la dura realtà di un mondo familiare e sociale pieno di ipocrisie.
Ne La gatta sul tetto che scotta – spiega il regista – si concentra in un unico spazio temporale e fisico l’ossessione di un’idea di amore impossibile, perché troppe sono le rinunce di una famiglia dedita al successo e ai soldi, alla proprietà, in cui la vita appartiene a chi la sa comprare e a chi la vive secondo la più bieca convenzione. Sotto, nascosto da qualche parte ma che scalpita e brucia, c’è il sogno, di due uomini che si innamorano, di una donna che fugge dalla povertà della sua infanzia, di un dispotico e misogino padre imprenditore, fattosi tutto da se, che scopre davanti all’ipotesi della propria morte una fragilità ed una tenerezza per il figlio alcolizzato, sportivo fallito. Ma anche il sogno della moglie di lui, donna abituata a fare di se stessa la rappresentazione vivente di una bugia ma che alla fine non potrà che farsi abitare dalla propria infelicità.

Un dramma – afferma ancora Cirillo nelle sue note di regia – di un inquieto scrittore americano, americano ma per fortuna universale e senza tempo nel riuscire a parlarci di noi, nonostante che siano passati molteplici decenni, e che porterà i propri personaggi ad andare in frantumi, facendo molto rumore, anche se ci sarà l’ipocrisia di chi dirà che non ha sentito niente, di chi non si è accorto che c’è una casa che brucia e sopra al tetto che scotta una gatta, che di saltare giù non ne vuol proprio sapere.
Accanto ai due protagonisti Vittoria Puccini e Vinicio Marchioni, saliranno sul palcoscenico una compagnia di ottimi attori formata da Paolo Musio, Franca Penone, Salvatore Caruso, Clio Cipolletta e Francesco Petruzzelli. Le scene sono di Dario Gessati, costumi di Gianluca Falaschi, luci di Pasquale Mari, musiche di Francesco de Melis.

Note di regia
La famiglia è ancora il luogo dove Williams fa risuonare le sue parole, il luogo dove, grazie alla sua capacità di narrare i sentimenti dei personaggi, un gruppo di attori possono dare vita ad una coralità di conflitti. È difficile trovare in questo autore dei personaggi non risolti, dei personaggi di cui sia difficile trovare una propria emotività, sarà anche perché lui non sembra avere paura del melodrammatico, dell’eccesso, del melò, anzi li usa come parte della nostra vita. Forse proprio perché non ha paura del falso e dell’esagerato riesce, per contrasto o completamento, a trovare il vero. Pochi scrittori di teatro come lui hanno avuto un rapporto così forte con l’immaginario, e non a caso la più grande industria del sogno che è il cinema lo ha coinvolto spesso, infatti ‘La gatta sul tetto che scotta’ è un celeberrimo film holliwoodiano degli anni ’50. Ma prima è stato un testo per il teatro dove si concentra in un unico spazio temporale e fisico l’ossessione di un’idea di amore impossibile, perché troppe sono le rinunce di una famiglia dedita al successo e ai soldi, alla proprietà, in cui la vita appartiene a chi la sa comprare e a chi la vive secondo la più bieca convenzione. Sotto, nascosto da qualche parte ma che scalpita e brucia, c’è il sogno, di due uomini che si innamorano, di una donna che fugge dalla povertà della sua infanzia, di un dispotico e misogino padre imprenditore, fattosi tutto da se, che scopre davanti all’ipotesi della propria morte una fragilità ed una tenerezza per il figlio alcolizzato, sportivo fallito. Ma anche il sogno della moglie di lui, donna abituata a fare di se stessa la rappresentazione vivente di una bugia ma che alla fine non potrà che farsi abitare dalla propria infelicità. Poi ci sono l’altro figlio, avvocato rampante e prolifico di prole, e la sua consorte, arrivati in casa per impossessarsi dell’intera eredità del padre morente, portatori di fasulli ‘nidi d’amore’, ma in fondo drammaticamente vittime di carenze d’affetto. Ma Williams mette anche in scena, non casualmente, un prete molto interessato ai beni terreni, e un medico burocrate del dolore.

In un gioco drammaturgico di contrasti, dove alla mancanza di figli di una coppia corrisponde una presenza eccessiva e quasi nevrotica di bambini da parte dell’altra, dove mentre due coniugi si torturano per il loro non riuscire ad amarsi, si frappongono suoni di canzoncine e giochi di bambini, ma anche sinistri grida di falchi. Il contro canto, la stonatura è ciò che più caratterizza il mondo di questo inquieto scrittore americano, americano ma per fortuna universale e senza tempo nel riuscire a parlarci di noi, nonostante che siano passati molteplici decenni, e che temi come l’omosessualità siano diventati meno celati di prima. Ma vogliamo immaginarci ancora oggi cosa comporti all’interno di una coppia eterosessuale la presenza di un partner con tendenze sessuali diverse? All’interno del mondo dell’imprenditoria e dello sport l’idea di un uomo che non sia per forza un conquistatore di donne? O cosa, ancora più difficile, comporti arrivare ad una serena accettazione di se stessi? Pochi personaggi sono così misogini come il padre di ‘La gatta sul tetto che scotta’, come pochi personaggi hanno in se una così forte femminilità come suo figlio Brick. Poi ci sono le donne che hanno vissuto la complessità della vita e che si trovano a dover difendere il proprio amore contro un mondo che le offende, le isola, spesso non le ama. La gatta Margaret, parente della Blanche di ‘Un tram chiamato desiderio’ anche se meno distruttiva, non si dà pace e non si dà per vinta, difronte alla rimozione di suo marito, e difronte alla solitudine di un letto abitato solo da lei, rivendica il proprio desiderio di felicità con l’uomo che comunque ama, anche per le sue ambiguità.

Come i vetri degli animaletti di un personaggio di un altro testo di Williams, ‘Lo zoo di vetro’ da me molto amato e frequentato in questi ultimi anni, anche i personaggi di questo dramma si rompono, vanno in frantumi, facendo molto rumore, anche se ci sarà l’ipocrisia di chi dirà che non ha sentito niente, di chi non si è accorto che c’è una casa che brucia e sopra al tetto che scotta una gatta, che di saltare giù non ne vuol proprio sapere.
Arturo Cirillo

Fonte: Fondazione Teatro Goldoni

Eventi simili