Cultura Firenze
da martedì 1 Gennaio 2019 a sabato 26 Gennaio 2019
Tommaso Cascella in via maggio: erbari, teatro, i famosi volti
L’artista, classe ’51, espone gli ultimi lavori su carta. In via maggio 47/r, la galleria di arte contemporanea Zetaeffe di Firenze ospita (con proroga fino al 26
gennaio) gli ultimi lavori, esclusivamente su carta, di Tommaso Cascella: l’artista internazionale che snoda i suoi lasciti artistici nei musei di Tokyo (Collezione Civica di Scultura), Lubiana (Museo Nazionale della Slovenia) e Roma (MACRO).
Tra i pochi depositari di un afflato artistico plurigenerazionale, Tommaso Cascella ci mostra la vitalità del colore, in un parco giochi ardente e delicato in cui i lavori sul teatro e sugli erbari – oltreché le opere che lo hanno reso famoso – sono composti da un’indiscrezione caustica di colori e da un senso fittizio delle cose.
Tra il 1981 e il 1983, nella natale Roma, l’esperienza decisiva con la rivista di arte e poesia ‘Cervo Volante’ (alla cui conduzione i principali venti riformatori del ‘Gruppo 63’, Edoardo Sanguineti e Achille Bonito Oliva) conduce Cascella ad un sincretismo tra le due forme grafiche. Tra i lavori, infatti, la raccolta ‘Smorfie’ di Sanguineti, che Cascella illustra pezzo per pezzo, risulta determinante per avvicinarsi alla sua arte: la vaghezza dell’allusione si staglia su brandelli di parole come
l’enigma sui segni. In una danza condotta dall’immaginazione, l’incertezza innesta il suo libero gioco:“ma io non posso essere diventato anche il pesce, che nuota all’angolo della strada, dalla parte dove non c’è il portico, che fa come la targa della strada, non so come dire, che è come il suo nome, la sua insegna per un analfabeta che ci passa, per questa via del pesce, all’angolo di quella via del portico.”
Lungo la mostra, si ravvisa uno stordimento poetico in cui l’assenza di ragione delle cose porta tutto ad essere altro, cosicché “si vedono toccando e si toccano vedendo” le stratificazioni materiche che si annunciano tra loro contraddittorie. I ritagli di materia giacciono incollati sul colore, i segni neri perimetrano altri pseudo-contorni:“c’è quel simbolo che si adopera per dire avanti, certe volte, che è una mano tagliata che punta l’indice verso l’esterno dell’immagine…”
I formidabili colori di Tommaso Cascella – da lui stesso mischiati nello studio di Bomarzo, nel viterbese – ci risvegliano come lo schioccare di uno schiaffo sulla guancia. Alle obliose coltri di grigio della città, una risposta che ne squarcia la forza col fluire dei blu, dei rossi, dei gialli.
Di Achille Falco, 6-01-2019

Il riverbero del suono, cartone, 70×140, 2018
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