Cultura Pontedera

da sabato 14 Dicembre 2013 a domenica 19 Gennaio 2014

“Tenerezza e Luce”: tre secoli di pittura italiana al Centro per l’Arte Otello Cirri. Il progetto come prosecuzione della mostra di otto anni fa dedicata a caravaggismo e naturalismo

 

Sabato 14 dicembre alle ore 17.00 prende il via presso il Centro per l’Arte Otello Cirri del Comune di Pontedera la straordinaria mostra Tenerezza e luce nella pittura italiana tra Quattrocento e Settecento promossa dal Comune di Pontedera e dal Comitato Provinciale di Pisa per l’UNICEF con il patrocinio della Regione Toscana.
Si tratta di un importante evento che permette di ammirare un gruppo di opere (la maggiore parte inedite), di grande qualità, provenienti da collezione private che celebrano il tema della tenerezza attraverso bagliori di luce, fondi oro, colori avvolgenti, creando un legame simbolico con il valore della difesa dei diritti di tutti i bambini e le bambine del mondo. Il progetto Ideato e curato da Pierluigi Carofano e Antonio Vignali, segue di otto anni la mostra Luce e ombra. Caravaggismo e naturalismo nella pittura Toscana del Seicento tenutasi presso il Centro per l’Arte Otello Cirri e il Museo Piaggio.
Per la città questa prestigiosa iniziativa rappresenta dunque un ulteriore episodio di partecipazione territoriale sia come attenzione a contenuti specificatamente storico artistici che come collaborazione con realtà istituzionali e soggetti privati del territorio sul quale anzitutto ne insiste l’attività.
Anticipazione del soggetto Tenerezza e Luce è la splendida tela di Francesco Furini raffigurante Giuditta e Oloferne. La giovane ebrea sacrificò la sua verginità pur di sconfiggere un nemico feroce: un gesto d’amore che porterà il suo popolo alla libertà garantendo un periodo di prosperità e pace. Percorrendo questo particolare itinerario figurativo, il visitatore potrà esaminare la mappa delle emozioni così come si presenta nelle varie opere che disegnano uno spazio intimo, costruendo un percorso narrativo di “trasporto” emozionale: dall’amore materno a quello compassionevole, a quello tristemente presago del tragico destino del Figlio.

 

 

“La maggior parte delle opere – come rilevano i curatori Carofano e Vignali – presenta un’iconografia di carattere sacro, ma essa è animata da una tale penetrante e talvolta struggente umanità da trasfigurare il soggetto come nel caso della Madonna col Bambino e san Giovannino di Bernardo Strozzi – vera e propria scena di genere con tanto di natura morta in primo piano”.

 

 

Un altro aspetto sicuramente di pregio è l’allestimento della mostra, curato dall’ Arch. Francesca Macchia Caputo, che interagisce perfettamente con il tema espresso nei dipinti. L’allestimento si pone l’obbiettivo di tradurre in chiave architettonica i contenuti dando vita ad un unicum che metta in scena il sentimento della tenerezza attraverso gli intensi volti dei bambini che occhieggiano dalle immagini fotografiche. L’allestimento non è dunque solo contenitore ma anche trasposizione architettonica di contenuti. Il linguaggio architettonico e grafico si riconnette, generando un unicum spaziale che conclude un percorso concettuale in cui si integra didattica dell’arte, simboli ispirati alla natura e funzionalità.

 

 

Oltre che per lo spessore scientifico, la mostra si distingue per l’alto valore umanitario dato dalla sentita partecipazione del Comitato Provinciale di Pisa per l’UNICEF a sostegno dei bambini siriani.
Durante l’esposizione sono infatti previste alcune iniziative promosse dall’Unicef per le scuole del territorio che hanno partecipato attivamente realizzando bellissimi disegni scaturiti dal soggetto della mostra.
SCHEDA TECNICA
Realizzazione: Comune di Pontedera in collaborazione con il Comitato Provinciale di Pisa per
l’UNICEF
Con il patrocinio di: Regione Toscana
Coordinamento Generale: Riccardo Ferrucci, Silvia Guidi, Gino Gozzoli – Ufficio Attività Culturali – Comune di Pontedera
Cura: Pierluigi Carofano e Antonio Vignali
Allestimento: Francesca Macchia Caputo
Ufficio Stampa: Silvia Guidi – Ufficio Attività Culturali
Grafica: Nancy Barsacchi – Ufficio Attività Culturali
Foto: Torquato Perissi, Firenze
Servizi Assicurativi: Assiteca – Broker Internazionale dal 1982
Trasporti: Antichità Rocco Leone – San Frediano (Pisa)
Restauri: Estrelita Giampiccolo, Leonetto Giovannini, Sandro Salemme
Sede: Centro per l’Arte Otello Cirri
Indirizzo: Via della Stazione Vecchia, 6 – Pontedera (PI)
Periodo espositivo: 14 dicembre 2013 – 18 gennaio 2014
Orario: dal lunedì al sabato 9.00/13.00 – 15.00/19.00
Chiuso nei giorni festivi, le mattine del 23, 27, 28 e i pomeriggi del 24 e 31 dicembre.
Ingresso gratuito.
Catalogo in mostra disponibile presso il bookshop.

 

 

Info:
Tel. 0587 57282 – 299620
silvia.guidi@comune.pontedera.pi.it
cultura@comune.pontedera.pi.it
p.falcone@unicef.it 050/48663
www.unicef.it
www.comune.pontedera.pi.it
Con il contributo di Banca Popolare di Lajatico, Rotary Club Pontedera.
La mostra Tenerezza e Luce nella pittura italiana tra Quattrocento e Settecento al Centro per l’Arte Otello Cirri, nel periodo delle feste natalizie, è una proposta insolita rispetto al percorso sul Contemporaneo che caratterizza l’attività espositiva del Centro. Sono presenti una serie di importanti opere d’arte che evocano scenari luminosi in cui è protagonista, principalmente, la tenerezza della maternità, creando un legame simbolico con il valore della difesa dei diritti di tutti i bambini e le bambine del mondo.

 

 

La prestigiosa iniziativa, promossa dal Comune di Pontedera con il patrocinio della Regione Toscana in collaborazione con il Comitato Provinciale di Pisa per l’Unicef, riveste una duplice valenza. In primo luogo si inserisce nell’attività culturale dell’Amministrazione Comunale che ritiene l’arte tassello di un vasto mosaico caratterizzante il disegno culturale della città. Per Pontedera questa mostra rappresenta un ulteriore episodio di partecipazione territoriale sia come attenzione a contenuti specificatamente storico artistici che come collaborazione con realtà istituzionali e soggetti privati del territorio. Al di là dello specifico della rilevanza
scientifica della proposta, Tenerezza e Luce nella pittura italiana tra Quattrocento e Settecento costituisce un altro tipico momento di partecipazione e di stimolo verso nuove conoscenze. Come per l’evento espositivo di Luce e ombra. Caravaggismo e naturalismo nella pittura Toscana del Seicento, tenutosi otto anni fa sempre presso il Centro Cirri e il Museo Piaggio, si tratta anche questa volta di una significativa esperienza per ammirare dipinti inediti di straordinaria qualità provenienti da collezione private che celebrano il tema
della tenerezza attraverso il trionfo della luce, dei fondi oro, dei colori avvolgenti. Numerosi sono gli artisti protagonisti della mostra, in un percorso espositivo che si sviluppa in maniera suggestiva, evidenziando un legame ideale tra la pittura del Quattrocento e quella del Settecento italiano sul tema della tenerezza; si propongono, quindi, ad un pubblico sempre più vasto, aspetti coinvolgenti e di spessore intellettuale dell’arte e della cultura.

 

 

Inoltre emerge un’analogia poetica fra la tenerezza rappresentata e quella evocata dalla presenza dei bambini attraverso l’Unicef e le campagne a loro difesa.

 

 

Desideriamo, infine, esprimere un sincero ringraziamento ai prestatori che hanno reso possibile questo evento consentendo di esporre opere altrimenti sconosciute e ringraziare quanti hanno sostenuto questa iniziativa di alto valore artistico, ma anche umanitario rappresentato dalla partecipazione del Comitato Provinciale di Pisa per l’Unicef a sostegno dei bambini siriani. L’augurio è che la mostra possa comunicare questi messaggi e stimoli alla riflessione sul valore della nostra tradizione artistica e sui valori che essa da secoli trasmette.
Avv. Simone Millozzi
Sindaco di Pontedera
Liviana Canovai
Assessore alla Cultura

 
Viatico alla mostra
La scelta dell’argomento figurativo di questa mostra, Tenerezza e luce nella pittura italiana tra Quattrocento e Settecento, è stata suggerita dalla riflessione che la presentazione di un gruppo di opere (la maggiore parte inedite), tutte di qualità sostenuta, fosse assolutamente pertinente al fine verso il quale tende questa iniziativa svolta in collaborazione con il Comitato Provinciale di Pisa per l’Unicef.

 

 

L’attenzione rivolta verso il tema della “Madre col Figlio” – seppur con tutti i distinguo – fissa uno dei momenti più affascinanti della vita e i dipinti qui esposti, sono da considerarsi una rappresentazione di variazioni di un unico tema: le vicende della nascita, della maternità, dell’educazione, dell’essere umano. È vero che la maggior parte delle opere presenta un’iconografia di carattere sacro, ma essa è animata da una tale penetrante e talvolta struggente umanità da trasfigurare il soggetto come nel caso della Madonna col Bambino e san Giovannino
di Bernardo Strozzi – vera e propria scena di genere con tanto di natura morta in primo piano – o
nell’inedito Venere e Cupido di Giovanni Antonio Pellegrini, tutto risolto pittoricamente in una luminosità chiara, rosata, dolcissima.

 

 

La mostra si apre con un dipinto databile alla prima metà del Quattrocento e riconducibile a quella singolare quanto feconda area figurativa toscana che vede come protagoniste appunto personalità quali il portoghese Alvaro Pirez de Evora (documentato dal 1411 al 1434) e i fiorentini Niccolò di Pietro Gerini, Lippo d’Andrea, Ambrogio di Baldese e Scolaio di Giovanni (alias Maestro di Borgo alla Collina). Si tratta di un’opera raffinatissima, di cultura tardogotica e, per caratteristiche e dimensioni, non è improbabile ipotizzare che in origine fungesse da stendardo processionale di una qualche compagnia dedita al culto della Madonna dell’Umiltà, poiché la Vergine sembra seduta su un cuscino rosso damascato.

 

 

Di tutt’altro tenore è la tavola del senese Matteo di Giovanni, con i volti forti, accigliati dei santi alle spalle della Vergine e del Bambino, i veri protagonisti del quadro. In particolare colpisce l’immagine altera della Vergine, quasi distaccata, affusolata ed elegantissima; le palpebre abbassate indicano tutta la sua desolazione per il futuro del figlio; veri e proprî brani di oreficeria sono le aureole punzonate così come la foglia d’oro stampigliata sul fondo.

 

 

Se si confronta questa immagine con i dipinti di Ercole Procaccini e di Federico Barocci si capisce quanto la Controriforma abbia influenzato la raffigurazione della donna e del bambino nella pittura italiana: nel dipinto di Matteo di Giovanni la Vergine indossa le vesti di una dama di corte, in quello di Procaccini gli abiti e i loro colori sono ormai codificati così come i gesti misurati, le espressioni raggelate. Per avere una svolta verso la rappresentazione dei sentimenti bisognerà attendere la ‘rivoluzione’ caravaggesca di cui è egualmente debitrice la tela di Bernardo Strozzi – di una qualità pittorica altissima (basti pensare alla resa dei bianchi o degli
incarnati) – e Mosè salvato dalle acque del duo Antiveduto Gramatica/Artemisia Gentileschi. Questo dipinto è assai singolare poiché vi è una discrasia stilistica piuttosto evidente nella resa sommaria, quasi abbreviata del paesaggio e la ricchezza dei personaggi singolarmente caratterizzati che spettano in gran parte proprio ad Artemisia come si può dedurre dal modo così personale e riconoscibile di eseguire gli abiti.

 

 

Un’opera di grande intensità è il Salvator Mundi di Francesco Albani dove in primo piano un Gesù poco più che adolescente si fa carico di tutti i mali dell’umanità: sullo sfondo a destra i suoi genitori, Maria e Giuseppe, assistono impotenti al destino fatale del loro figlio. Si tratta di temi che, letti in chiave laica, rimandano alle grandi questioni della tutela dei diritti umani degli ultimi, degli abbandonati, non a caso visitati da una giovane donna nelle vesti di Caritas nel raro dipinto di Giovanni Martinelli. Il bellissimo brano di natura morta di fiori di Pier Francesco Cittadini incornicia un putto intriso di luce, quasi illuminato dall’interno, eseguito da Simone Cantarini mentre una spensierata festa familiare è la Presentazione di Gesù al tempio con la Sacra Famiglia di Gregorio de Ferrari, opera splendida per qualità e composizione, così come il dipinto di Pellegrini di cui si è già parlato o L’Annunciazione di Gaetano Lapis dove l’arcangelo Gabriele pare un damerino al cospetto di una giovane signora.

 

 

Un trionfo di colori caldi di sapore barocco è l’Immacolata Concezione di Giuseppe Bottani, ma l’opera più seducente dell’intera esposizione è il Ritratto di dama con putto di Giovanni Domenico Ferretti laddove il pittore non si sottrae nel ritrarre la pinguedine della donna (forse una Sansedoni), soffermandosi sullo splendido panneggio e sulle rose leggermente sfiorite. Si tratta di un capolavoro della ritrattistica italiana del Settecento, pari alla qualità di un Watteau, quanto unico nel trattamento del disegno e del colore.

 

 

Un discorso a parte merita la scelta di esporre all’interno di una mostra dedicata al tema della “tenerezza”, quindi degli “affetti”, un dipinto dal soggetto terribile come Giuditta e Oloferne di Francesco Furini. Questo dipinto, peraltro inedito e assai importante per l’innovativa impostazione teatrale, riassume la vicenda della giovane ebrea Giuditta che sacrifica la sua verginità pur di sconfiggere un nemico feroce: un gesto d’amore che porterà il suo popolo alla libertà.

 

 

Pierluigi Carofano Antonio Vignali

Fonte: Comune di Pontedera

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