Teatro Fiesole
venerdì 19 Luglio 2024
Otello con Giuseppe Cederna al Teatro Romano di Fiesole
Giuseppe Cederna interpreta il ruolo di Iago nell’”Otello” di William Shakespeare secondo la traduzione e l’adattamento di Francesco Niccolini e la regia di Emanuele Gamba. In una nuova produzione di Arca Azzurra.
Dopo il debutto in prima nazionale al festival di Borgio Verezzi (Savona) lo spettacolo arriva in Toscana con la prima regionale di venerdì 19 luglio alle 21,15 a Fiesole (Firenze) al Teatro Romano.
Con Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali, Lucia Socci, Lorenzo Carmagnini, Riccardo Naldini, Elisa Proietti.
Costumi Susanna Fabbrini, luci Samuele Batistoni, assistente alla regia Alessandra Panzone, direzione tecnica Lorenzo Galletti, fonico Niccolò Bruni.
Organizzazione Costanza Gaeta e Tiziana Ringressi. Amministrazione Valentina Strambi, Simona Barbieri, Michela Cioni, ufficio stampa Fabrizio Calabrese, foto Alessandro Botticelli, grafico Fabrizio Rainieri.
Produzione Arca Azzurra, Mic, Regione Toscana, Comune S. Casciano Val di Pesa in collaborazione con il Festival Teatrale di Borgio Verezzi
La tournée: 19 e 20 febbraio San Casciano Val di Pesa (Firenze) Teatro Comunale Niccolini, 21 febbraio Campi Bisenzio (Firenze) Teatro Carlo Monni, 22 e 23 febbraio Figline Valdarno (Firenze) Teatro Garibaldi, 4 marzo Livorno Teatro Goldoni, 7 marzo Lamezia Terme Teatro Grandinetti, 8 marzo Catanzaro Teatro Politeama, 8 aprile Mirandola (Modena) Auditorium R. L. Montalcini, 10 aprile Alba (Cuneo) Teatro Sociale.
C’è un meraviglioso cortometraggio di Pier Paolo Pasolini, si chiama Che cosa sono le nuvole: tutto Otello in venti minuti. Uno strano Otello: Domenico Modugno canta e fa un monnezzaro, che in un teatrino di borgata butta via delle marionette vecchie. Totò è una di queste marionette, ha la faccia verde ed è Iago. Ninetto Davoli invece è la nuova marionetta che impersona Otello, inesperto, totalmente incapace di comprendere la storia che deve interpretare e capirne il senso. Un capolavoro di poesia e innocenza, dove compaiono Franco e Ciccio, Adriana Asti giovanissima e Laura Betti nel ruolo di una Desdemona, matura e in carne, felice di farsi schiaffeggiare da Otello.
«Il nostro Otello – spiega Francesco Niccolini – è ispirato a Pasolini, e rivive all’interno di una compagnia matura, consumata dai palcoscenici e dal tempo, che sulla scena insegue fantasmi. C’è un nuovo monnezzaro, che ricorda il portiere di Macbeth e che, da custode dell’inferno, veste i panni del demoniaco Iago: sotto gli occhi degli spettatori si svela un meccanismo teatrale comico e grottesco, feroce e cattivo. È la corte dei miracoli che spalanca le porte della tragedia del Moro di Venezia e della bella Desdemona: tragedia surreale e ridicola, fatta di tradimenti, sospetti e gelosie. Dove non ci sono buoni né innocenti, solo piccoli infami, approfittatori e personaggi incapaci di resistere alle tentazioni: un universo cupo, infelice, astioso, capace solo di vendette, soprusi e tanta sciocchezza. Una riscrittura secca, che ha perso molta della poesia originale, in nome della schiettezza della lingua e della stupidità capricciosa dei protagonisti, che di eroico non hanno più niente, o quasi, se non le lacrime disperate verso le quali tutto – come sempre – tende».
«Nella tragedia di Otello, Iago, straordinario demiurgo della scena – sottolinea Emanuele Gamba – non si accontenta di uno spettacolino da incastrare fra due dialoghi come fa Amleto per smascherare l’assassinio del re suo padre, ma spinge la sfida creativa oltre la mimesi e compie il miracolo, rendendo reale ciò che reale non è. Gigante umanista, Iago conosce l’uomo meglio di tutti, è regista capace di profondissima maieutica e maneggia gli strumenti magici del Teatro con la maestria di un altro Prospero. In questo caso, il Teatro è teatro dei pupi – forse la nostra versione più vera? – ma purtroppo o per fortuna i fili sono recisi, non corrono più verso l’alto e il cielo come quello di Euripide è muto e vuoto, forse abbandonato per sempre. In assenza di una qualche divinità creatrice – e riparatrice – ci si arrangia da soli con un guardiano portiere, incatenato a un teatro, teatrino, teatrone che a ogni bussata accoglie una compagnia e una storia nuova, una fabula da recitare, illuminare e cantare. Circondato da fondali di finte venezie, quinte di finti palazzi , tramogge di finte nevicate, Iago – per amore di Desdemona o per amore del Teatro chissà – allestisce un labirinto, quello della mente del Moro in cui finte parole accendono passioni vere che portano dritte a epiloghi di morte; e ancora una volta vince la parola, il verbo, il logos, che squarciano il cielo come tuoni, fulmini e saette che traversano la scena inseguendosi vorticosi nel vento».
Otello
con Giuseppe Cederna nel ruolo di IAGO
Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali, Lucia Socci, Lorenzo Carmagnini, Riccardo Naldini, Elisa Proietti
traduzione e adattamento Francesco Niccolini
regia Emanuele Gamba
costumi Susanna Fabbrini
luci Samuele Batistoni
assistente alla regia Alessandra Panzone
direzione tecnica Lorenzo Galletti
fonico Niccolò Bruni
organizzazione Costanza Gaeta, Tiziana Ringressi
amministrazione Valentina Strambi, Simona Barbieri, Michela Cioni
ufficio stampa Fabrizio Calabrese
foto Alessandro Botticelli
grafico Fabrizio Rainieri
produzione Arca Azzurra, Mic, Regione Toscana, Comune S. Casciano V.P.
in collaborazione con il Festival Teatrale di Borgio Verezzi
C’è un meraviglioso cortometraggio di Pier Paolo Pasolini, si chiama Che cosa sono le nuvole: tutto Otello in venti minuti. Uno strano Otello: Domenico Modugno canta e fa un monnezzaro, che in un teatrino di borgata butta via delle marionette vecchie. Totò è una di queste marionette, ha la faccia verde ed è Iago. Ninetto Davoli invece è la nuova marionetta che impersona Otello, inesperto, totalmente incapace di comprendere la storia che deve interpretare e capirne il senso. Un capolavoro di poesia e innocenza, dove compaiono Franco e Ciccio, Adriana Asti giovanissima e Laura Betti nel ruolo di una Desdemona, matura e in carne, felice di farsi schiaffeggiare da Otello.
Il nostro Otello è ispirato a Pasolini, e rivive all’interno di una compagnia matura, consumata dai palcoscenici e dal tempo, che sulla scena insegue fantasmi. C’è un nuovo monnezzaro, che ricorda il portiere di Macbeth e che, da custode dell’inferno, veste i panni del demoniaco Iago: sotto gli occhi degli spettatori si svela un meccanismo teatrale comico e grottesco, feroce e cattivo. È la corte dei miracoli che spalanca le porte della tragedia del Moro di Venezia e della bella Desdemona: tragedia surreale e ridicola, fatta di tradimenti, sospetti e gelosie. Dove non ci sono buoni né innocenti, solo piccoli infami, approfittatori e personaggi incapaci di resistere alle tentazioni: un universo cupo, infelice, astioso, capace solo di vendette, soprusi e tanta sciocchezza.
Una riscrittura secca, che ha perso molta della poesia originale, in nome della schiettezza della lingua e della stupidità capricciosa dei protagonisti, che di eroico non hanno più niente, o quasi, se non le lacrime disperate verso le quali tutto – come sempre – tende.
Francesco Niccolini
Nella tragedia di Otello, Iago, straordinario demiurgo della scena, non si accontenta di uno spettacolino da incastrare fra due dialoghi come fa Amleto per smascherare l’assassinio del re suo padre, ma spinge la sfida creativa oltre la mimesi e compie il miracolo, rendendo reale ciò che reale non è. Gigante umanista, Iago conosce l’uomo meglio di tutti, è regista capace di profondissima maieutica e maneggia gli strumenti magici del Teatro con la maestria di un altro Prospero. In questo caso, il Teatro è teatro dei pupi – forse la nostra versione più vera? – ma purtroppo o per fortuna i fili sono recisi, non corrono più verso l’alto e il cielo come quello di Euripide è muto e vuoto, forse abbandonato per sempre.
In assenza di una qualche divinità creatrice – e riparatrice – ci si arrangia da soli con un guardiano portiere, incatenato a un teatro, teatrino, teatrone che a ogni bussata accoglie una compagnia e una storia nuova, una fabula da recitare, illuminare e cantare. Circondato da fondali di finte venezie, quinte di finti palazzi , tramogge di finte nevicate, Iago – per amore di Desdemona o per amore del Teatro chissà – allestisce un labirinto, quello della mente del Moro in cui finte parole accendono passioni vere che portano dritte a epiloghi di morte; e ancora una volta vince la parola, il verbo, il logos, che squarciano il cielo come tuoni, fulmini e saette che traversano la scena inseguendosi vorticosi nel vento …
Emanuele Gamba

Otello una scena dello spettacolo foto A. Botticelli
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