Teatro Lastra a Signa

venerdì 13 Marzo 2026

Moby Dick La Caduta del Cielo al Teatro delle Arti

Venerdì 13 marzo, ore 21, al Teatro delle Arti a Lastra a Signa andrà in scena:

Moby Dick
La Caduta del Cielo
dal capolavoro “Moby Dick”
di Herman Melville

adattamento e regia
Filippo Frittelli

con
Alessandro Calonaci, Filippo Frittelli, Riccardo Storai

Danza Giorgia Stornanti

Video e sound design Alessandro Azzario
Luci Marco Piccin

“Is there anything more free,
independent and unattached
than whales going their way across
the ocean plan”
H. Melville

L’idea di questa pièce ispirata al romanzo di H.Melville, Moby Dick, è venuta mentre visitavamo il museo di Husavik in Islanda, un tempo località dedita all’industria baleniera. Oggi dotata di un gradevolissimo museo, scientificamente e storicamente ben allestito, e di un porto turistico per effettuare una gita d’avvistamento, nella quale si riesce a vedere, se va bene un esemplare di balena, accerchiato da una decina di battelli di ogni tipo, dai più economici a quelli super luxury, cosa che è ci parsa di una tristezza smisurata.

Per la costruzione delle case nei villaggi costieri nell’antichità erano usate come travi portanti le grandi ossa delle balene che venivano cacciate dai fiordi con le lance, evidenza di una quantità innumerevole di esemplari che doveva essere presente in quelle acque.
Appellarsi al lato naturalistico del romanzo di Herman Melville – ricordiamo che la prima stesura di Moby Dick non includeva il capitano Achab e la sua disperata caccia alla grande balena bianca – non era sufficiente per maneggiare l’argomento della lenta ma inesorabile sparizione di questi giganti del mare. Alessandro Azzario, artista torinese, con le sue elaborazioni video viene è venuto incontro a questa necessità.

Le condizioni poste del romanzo sono quelle propizie per una riflessione sui moti dell’animo più estremi: la sete d’avventura, l’avidità, l’ossessione che inevitabilmente si trasforma in follia. Tradurre una fra le più importanti e suggestive opere letterarie dell’epoca moderna dove centinaia e centinaia di pagine descrivono in maniera impareggiabile il mondo del mare e tutto il richiamo del più profondo mistero in una narrazione che sublimi e sintetizzi non tradendo il verismo traboccante del libro, questa l’intenzione.

L’adattamento scenico tiene fede all’autore attraverso la voce di tre personaggi uniti sul ponte della nave “Pequod” dallo stesso destino. Una simbologia drammaturgica che vuole riferirsi in contrappunto alla storia, attraverso anche l’utilizzo di oggetti iconici e video realizzati ad hoc. La regia essenziale sfida il testo scritto grazie alla recitazione potente e magnetica di Alessandro Calonaci, il dinamismo fisico di Riccardo Storai e la complicità gestuale di Giorgia Stornanti.

“In questa versione finale, ho voluto pochissimi oggetti in scena, per lo più antichi realmente, dai miei reliquiari famigliari. Ma quello che più conta in realtà è il palco di legno, dove i marinai lavano, asciugano, tagliano, cantano e sudano, il ponte della nave, dove la vita baleniera accade. Ad Alessandro Calonaci ho chiesto per Achab di prendere spunto al ‘Colonnello Kurtz’ di Marlon Brando, mentre le parole vengono filate seguendo direttamente la pagina del romanzo per non perdere la letterarietà dell’operazione scenica, con le immagini in movimento a concorrere in maniera contrastante.”

Moby Dick è una specie di libro dei libri, un pozzo senza fondo di conoscenza storica, scientifica, di tradizioni e costumi dell’America di metà ottocento. Melville impiegò dieci anni a scriverlo perdendo infine la vista. Al di là del confronto con l’ignoto, la sfida del coraggio, la pazzia dell’estremo, uno dei valori occulti dell’opera sta nel suo lato ecologista o come meglio dire ‘green’ ante litteram. Melville era un naturalista prima che scrittore. E il capitalismo impietoso dell’industria baleniera produttrice di olio che uccide senza tregua per tre secoli creature innocue svuotando i mari, ricorda tanto sotto altri punti di vista quello odierno della guerra petrolifera che soggioga il mondo, una ‘caccia’ senza quartiere al “dollaro”. E forse anche di questo, questo adattamento teatrale parla, come di tante altre cose… il marinaio Bilbad (Storai) canticchia la natalizia “Jingle Bells” che pare abbia avuto origini razziste negli Stati Uniti post abolizione schiavitù…

Filippo Frittelli

Teatro delle Arti
Via Giacomo Matteotti, 8, 50055
Lastra a Signa, Firenze
Telefono: 055 872 0058

mody Dick

Fonte: Ufficio Stampa

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