Cultura Firenze
da martedì 23 Settembre 2025 a domenica 28 Settembre 2025
Leonardo e il Fuoco del Sol Levante: la Toscana riscopre il genio che anticipò il Giappone
Una scoperta sorprendente riporta al centro del dibattito internazionale il genio di Leonardo da Vinci, figlio della Toscana e simbolo universale del sapere rinascimentale. Tra le fitte e visionarie pagine del Codice Madrid II, conservato presso la Biblioteca Nazionale di Spagna, è emersa una nota che potrebbe riscrivere la storia della tecnologia del legno. Sul foglio 87r, Leonardo annota:
“Saranno meglio conservate se scortecciate e bruciate in superficie che in ogni altro modo.”
Una frase breve, ma dal potenziale rivoluzionario. Leonardo descrive la carbonizzazione superficiale del legno, anticipando di oltre due secoli la tecnica giapponese dello Shou Sugi Ban (o Yakisugi), documentata solo dal XVIII secolo. Oggi questa tecnica è tornata in auge grazie alla bioarchitettura, ma Leonardo l’aveva già intuita nel cuore del Rinascimento.
Una scoperta toscana, con eco globale
A portare alla luce questa intuizione sono stati tre studiosi italiani di cui alcuni membri del Club UNESCO di Firenze:
• Annalisa Di Maria, esperta d’arte rinascimentale e tra le massime autorità mondiali su Leonardo da Vinci.
• Andrea da Montefeltro, biologo molecolare e scultore internazionale, noto per le sue ricerche comparate tra arte e scienza.
• Lucica Bianchi, storica dell’arte e ricercatrice documentaria.
Il loro lavoro ha intrecciato filologia, scienza dei materiali e storia dell’arte, svelando una connessione inedita tra il pensiero leonardiano e la tradizione giapponese.
Leonardo e il legno: una visione sistemica
Nel Codice Madrid II, Leonardo analizza il legno in ogni sua dimensione:
• Scelta delle specie: rovere e castagno per la resistenza, frassino e tiglio per la flessibilità, ontano e salice per l’uso subacqueo.
• Stagionatura naturale: lasciando i tronchi “sopra le radici” per far scolare la linfa.
• Uso architettonico: castagno e faggio per i rinforzi strutturali.
• Musica e acustica: acero e tiglio per strumenti musicali, dove la qualità del suono dipende dalla fibra e dalla stagionatura.
La nota sulla bruciatura superficiale non è un’osservazione casuale, ma il frutto di un pensiero sistemico che unisce sapere antico, osservazione empirica e visione futuristica.
Shou Sugi Ban: la tecnica che Leonardo anticipò
La carbonizzazione superficiale del legno produce tre effetti fondamentali:
1. Impermeabilizzazione: il calore sigilla i pori e crea una barriera contro l’umidità.
2. Resistenza al fuoco: lo strato carbonizzato rallenta la combustione.
3. Protezione biologica: il calore elimina zuccheri e nutrienti, rendendo il legno inospitale per insetti e funghi.
Leonardo aveva intuito tutto questo in un’epoca in cui la conservazione del legno si basava su metodi passivi, come l’immersione sott’acqua dei pali veneziani.
Un pensatore globale, radicato in Toscana
Leonardo non era un inventore isolato, ma un lettore instancabile: da Plinio il Vecchio a Vitruvio, da Palladio all’osservazione diretta della natura. Tuttavia, l’idea della bruciatura superficiale non compare in nessuno di questi testi. Gli studiosi escludono che Leonardo potesse conoscere le pratiche giapponesi, ma ipotizzano che le rotte marittime aperte nel XVI secolo possano aver portato tracce del suo pensiero verso Oriente.
La riscoperta di questa annotazione non è solo una curiosità erudita. È una lezione di modernità. Dimostra che il pensiero di Leonardo – radicato nella tradizione toscana e proiettato nel futuro – continua a insegnarci che innovazione e memoria storica non sono opposti, ma alleati.
Domande di Approfondimento
Per quale motivo vi siete concentrati sulla vostra ricerca in particolare sul Codice di Madrid II?
Da anni il nostro team si dedica allo studio di Leonardo da Vinci in tutte le sue sfaccettature. Proprio perché il suo genio è così poliedrico, lavoriamo con un approccio multidisciplinare che ci permette di coglierne la complessità. Questo percorso, svolto soprattutto da Annalisa Di Maria, una delle massime esperte di Leonardo da Vinci, ha l’obiettivo di portare alla luce aspetti meno conosciuti del suo pensiero. Il nostro interesse non riguarda solo le opere celebri, ma soprattutto i manoscritti, dove emerge la parte più intima e visionaria del suo lavoro. In essi si riflette anche il suo legame con la filosofia neoplatonica, che permea tutta la sua produzione e offre la chiave per comprenderne la coerenza. Il Codice di Madrid è per noi una tappa fondamentale di una ricerca più ampia. Spesso i vari codici vengono letti separatamente, quando in realtà si “parlano” tra loro: un disegno in un manoscritto può trovare spiegazione o sviluppo in un altro. Per questo il Codice di Madrid non è un documento isolato, ma parte integrante di un sistema unitario che ci permette di entrare davvero nel laboratorio mentale di Leonardo.
Potrebbe parlarmi un po’ del team di ricerca? Chi ne fa parte? Alcuni membri del team avevano già lavorato su ricerche legate a Leonardo? Da quanto tempo il team sta lavorando a questo progetto?
Negli anni il nostro team ha avuto l’opportunità di approfondire aspetti straordinari del genio toscano, molti dei quali non ancora divulgati perché frutto di ricerche in corso. Con Leonardo la sorpresa è sempre dietro l’angolo: nulla, nei suoi scritti e nei suoi progetti, è lasciato al caso. Persino i suoi apparenti insuccessi rivelano motivazioni profonde, che non sono soltanto tecniche, ma anche concettuali e filosofiche. Per comprendere Leonardo non basta un approccio settoriale o compartimentato; è necessario un metodo capace di scorrere come un fiume, che alla fine si rivela circolare, proprio come il suo pensiero. Solo attraverso una visione olistica, in cui arte e scienza dialogano costantemente, è possibile avvicinarsi davvero alla sua mente.
Il team di ricerca è ampio e multidisciplinare. In questo progetto, in particolare, hanno contribuito:
• Annalisa Di Maria – tra i massimi esperti di Leonardo da Vinci e di artisti neoplatonici, membro del gruppo di esperti di Arte e Letteratura del Club UNESCO di Firenze (Italia).
• Andrea da Montefeltro – biologo molecolare e scultore, con competenze nella comparazione scientifica e figurativa, anch’egli membro del gruppo di esperti del Club UNESCO di Firenze.
• Lucica Bianchi – storica dell’arte, specializzata in ricerca storica e documentaria.
Il lavoro del nostro gruppo su Leonardo ha radici decennali. In particolare, l’approfondita attività di Annalisa Di Maria ha permesso di leggere la sua opera con una chiave filosofica inedita. È come se, grazie a questo approccio, si fossero trovate la serratura e la chiave capaci di aprire nuove prospettive sulla mente del genio toscano.
Come avete scoperto la nota sulla carbonizzazione del legno e la sua connessione con le tecniche giapponesi? Questa scoperta sarà pubblicata su una rivista accademica o scientifica? Ci sono piani per indagare ulteriormente altri aspetti del Codice di Madrid? Secondo voi, qual è il significato di questa scoperta?
La nostra ricerca sarà pubblicata in futuro su libri e riviste di settore. Ciò che emerge da questa scoperta è soprattutto la consapevolezza che, nei manoscritti di Leonardo, ogni dettaglio può celare informazioni preziose. Nulla è marginale: persino una nota apparentemente secondaria può aprire prospettive inedite sul suo pensiero e sulla trasmissione delle conoscenze.
Questa indagine, inoltre, invita a riflettere sul ruolo della tradizione orale nel Rinascimento. Chi possedeva i Codici di Madrid non si limitava a conservarli: li studiava, li reinterpretava e talvolta riproduceva concretamente le invenzioni e le macchine di Leonardo. Queste conoscenze non venivano diffuse liberamente, ma trasmesse solo a pochi, attraverso canali ristretti e selezionati. È plausibile che, proprio in questo modo, alcune tecniche siano giunte fino in Oriente. La carbonizzazione del legno, ad esempio, appare come un possibile punto di contatto con pratiche sviluppate in Giappone, forse introdotte attraverso i primi scambi tra Spagna, Portogallo e la cultura del Sol Levante, in un processo che non era solo commerciale, ma anche tecnologico.
Questo studio è affascinante perché suggerisce che i codici di Leonardo non furono soltanto strumenti di studio europeo, bensì veicoli di un sapere che poteva valicare confini geografici e culturali. È un filone che merita ulteriori approfondimenti, e che nei prossimi anni intendiamo sviluppare con nuove ricerche sulla rete globale di trasmissione delle conoscenze rinascimentali.

Leonardo
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