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Cultura Pisa

da venerdì 18 ottobre 2019 a giovedì 31 ottobre 2019

Il nuovo Museo dell’Opera del Duomo di Pisa. Apertura al pubblico 18 ottobre

Il 18 ottobre 2019 riapre i battenti il Museo dell’Opera del Duomo di Pisa, completamente ristrutturato e riallestito. L’Opera della Primaziale Pisana ha ritenuto necessario dare un nuovo volto al museo con un percorso affidato a studiosi e restauratori guidati dal professor Marco Collareta e un suggestivo allestimento di cui si sono occupati gli studi di architettura di Adolfo Natalini e di Magni&Guicciardini, coordinati dall’ingegner Giuseppe Bentivoglio.

Alle origini del museo, inaugurato nel 1986 nell’antico Seminario Vescovile, stava un progetto iniziato anni prima, pensato per rendere visibile e comprensibile lo sviluppo dell’arte pisana e in particolare della scultura medievale nata nel secolare cantiere della Piazza. Quello che si presenta oggi nel nuovo allestimento è il museo di trentatré anni fa arricchito di nuovi importanti materiali, privato di alcune eccedenze e ripensato nei criteri espositivi in modo da restituire al meglio la valenza originaria delle opere e dei monumenti da cui provengono. Un allestimento che non tiene più solo conto di un pubblico di studiosi e di appassionati, ma si presta ad una più facile e appassionante lettura, in linea con i più moderni standard di fruizione museale.

Il Museo raccoglie e conserva capolavori e memorie provenienti dai monumenti della Piazza del Duomo, opere di volta in volta sostituite o con altre più “attuali” o con copie. Prima di giungere nel museo, molte opere hanno migrato da un luogo all’altro nei monumenti della Piazza, altre vi sono giunte da luoghi diversi, ma tutte insieme sono espressione della devozione e della magnificenza di Pisa a partire dal XII secolo. Nella potente e ricca Repubblica marinara di quel periodo, si sono incontrate culture artistiche diverse, da quelle d’oltralpe a quelle islamiche. Nel secolo XIII, con l’arrivo di Nicola Pisano, inizia una stagione di sperimentazione nell’ambito della scultura che ha in sé tutti i semi che germoglieranno successivamente nella grande arte rinascimentale.
Ed è proprio per raccontare questa straordinaria storia ad un pubblico vasto, che nasce l’idea portante del nuovo allestimento. La disposizione delle opere non è soltanto cronologica ma, soprattutto nel piano terra dedicato alla grande scultura pisana, per monumento e luogo di appartenenza. In questo modo il museo racconta non solo la storia di ogni singola opera, ma dell’intera piazza e dalla sua straordinaria genesi.

Per veicolare queste informazioni, le opere sono state “contestualizzate” mediante allestimenti che evocano il luogo, la collocazione e le atmosfere originarie. Si tratta di una operazione complessa, mai imitativa della realtà, ma volta a cogliere l’essenza e i significati reconditi per veicolarli. Così, l’accenno ad una nicchia, per ricontestualizzare opere nate per essere incorniciate dall’architettura, l’evocazione dell’atmosfera, dei colori, dei materiali e delle luci dell’interno del Duomo, sono piccoli gesti necessari, ma solo quanto basta per ricucire in parte lo strappo che la musealizzazione inevitabilmente comporta.

Il percorso si arricchisce anche di nuove opere restaurate. Tra queste, il Trittico della Madonna in trono e santi, tempera e oro su tavola realizzata da Spinello Aretino o la corona, lo scettro, il globo e un raffinatissimo drappo dell’Imperatore Enrico VII recuperati in occasione della ricognizione della sua tomba effettuata nel 2014.

Il Museo dell’Opera del Duomo si sviluppa su 3000 mq interni, disposti su due piani, e su una porzione del porticato esterno. Le 380 opere esposte sono suddivise in 26 sezioni (25 sale interne, oltre all’esterno). Un apposito apparato didascalico e postazioni multimediali realizzate dal laboratorio PERCRO della Scuola Sant’Anna di Pisa, diretto dal prof. Massimo Bergamasco, facilitano la lettura del percorso espositivo.

Per rendere più fluido il percorso, è stato realizzato un nuovo scalone che collega il piano terra al piano primo. Anche lo spazio antistante l’ingresso principale è stato ridisegnato seguendo il tracciato viario esistente ed è stato dotato di una rampa in modo da renderlo completamente accessibile. Gli ambienti voltati al piano terra e al piano primo sono stati conservati, mentre quelli meno connotati dal punto di vista storico sono stati completamente ridisegnati dal punto di vista architettonico e allestitivo in modo da ambientare le varie collezioni.

Chiude il museo lo splendido chiostro che si affaccia sul Campanile e che conserva al piano terra le statue raffiguranti la Madonna con Bambino, gli Evangelisti e i Profeti scolpiti da Giovanni Pisano per il Battistero inseriti in un nuovo allestimento il cui obbiettivo è quello di “riprendere” la suggestione offerta dalle trifore del monumento dove sono ora conservate le copie.

Il museo è dotato di un bar/caffetteria che si affaccia sulla Piazza nella parte superiore del chiostro, di un moderno book-shop allestito all’ingresso, e di un nuovissimo riallestito Auditorium dotato di nuovi impianti audiovisivi e di nuovi corpi illuminanti.

Durante il mese di novembre ogni martedì alle ore 10.30 e alle ore 17.30 sarà possibile prenotare una visita guidata gratuita. Per usufruire del servizio è necessario prenotarsi via email all’indirizzo mod@opapisa.it e attendere mail di conferma da parte della Segreteria dell’Opera entro il giorno prima della visita.

Introduzione alla Guida del Museo
Di Marco Collareta, Università degli Studi di Pisa

Nel 1986 veniva aperto a Pisa il Museo dell’Opera del Duomo sotto la guida di Guglielmo De Angelis d’Ossat. Non era un’iniziativa nuova, poiché già nel 1935 la loggetta ed altre due sale del Palazzo dell’Opera avevano ospitato una piccola raccolta di sculture e frammenti lapidei per cura del giovane Enzo Carli. La novità era grande però: per la ricchezza dei materiali raccolti, la scelta di dedicare ad essi un intero edificio della Piazza del Duomo, da poco liberato dalla comunità religiosa che l’abitava, la razionalità dell’allestimento, le importanti scoperte scientifiche e l’approfondito lavoro di preparazione ad opera di un’agguerrita equipe di studiosi. Ci si può domandare a questo proposito perché intervenire di nuovo su una realtà museale tanto importante. Si può rispondere, semplicemente, perché i musei sono come alberi per i quali il passare del tempo implica la caduta di foglie e lo sviluppo dell’intera pianta. Fuor di metafora, quello che si presenta qui è il museo di trentatré anni fa arricchito di nuovi importanti materiali, privato di alcune eccedenze e ripensato nei criteri espositivi in modo da restituire al meglio la valenza originaria delle opere.

I frequentatori memori dell’allestimento precedente non troveranno più alcuni oggetti, o gruppi di oggetti, per i quali sono previsti altri spazi espositivi o depositi organizzati razionalmente e aperti agli studiosi. I casi più evidenti riguardano i modelli in scala dei monumenti della Piazza, la collezione di antichità e i dipinti di età moderna. Con parziale eccezione di questi ultimi, tali materiali non avevano infatti un rapporto diretto con la Cattedrale e gli altri edifici, né con la prioritaria funzione religiosa di quelle architetture. La loro esclusione permette dunque una più rigorosa lettura del percorso museale, nonché una più lucida comprensione delle singole opere già presenti nel museo o inserite ex novo nell’allestimento.

Il percorso si apre solennemente al pianoterra con la Porta di Bonanno. Segue una sala dedicata al Duomo in età romanica, di cui si presentano i marmi di facciata e gli arredi interni. Dopo aver indugiato su alcune presenze d’oltremare, così importanti per comprendere l’arte pisana di quel periodo, si passa al Battistero e al suo decoro scultoreo d’età gotica. L’impronta di Nicola de Apulia, assai forte nelle teste e nei mezzi busti della Deesis, lascia qui il passo nelle statue a figura intera al genio di suo figlio Giovanni. Questi è il protagonista delle due sale successive, dapprima nei ritratti e nel favoloso bestiario delle gradule, quindi nei superbi gruppi della Madonna col Bambino variamente accompagnata. In tutti questi casi è bastato ragionare sulla qualità scultorea o la dislocazione architettonica dei pezzi per restituire ad essi la miglior fruizione da parte del visitatore. Ciò si è rivelato particolarmente proficuo nella sala dedicata ai seguaci di Giovanni – Tino di Camaino e Lupo di Francesco – e in quella di Andrea e Nino Pisano, dove l’ingresso di alcuni importanti ed ingombranti capolavori ha conferito un nuovo valore anche alle opere preesistenti. Procedendo nel percorso non è difficile notare che, nella produzione di età rinascimentale, l’impronta di Pisa cede a quella di Firenze, anche nell’ambito della scultura in marmo. Nella sala dedicata alla Torre, il gruppo di mezze figure del fiorentino Andrea Guardi introduce la lingua di Donatello in uno dei capolavori dell’architettura medievale, dialogando con quel che resta di una tarsia arabeggiante ed uno straordinario capitello romanico. Se la gran parte delle opere dei maestri finora indagati provengono dall’esterno degli edifici, nell’ultima sala del pianterreno si allestisce un interno sacro, nel quale marmi e bronzi manieristici rendono onore al Crocifisso in legno dipinto di primo Quattrocento, che preannuncia le opere esposte al piano superiore.

Per espletare il culto infatti, l’edificio sacro cristiano ha bisogno di arredi, immagini, vesti, vasi e libri liturgici. Una volta salite le scale, sono gli arredi del coro ligneo della Cattedrale ad accogliere il visitatore. Si tratta di mobili realizzati ad intaglio e tarsia per ospitare il clero impegnato nella preghiera comune. Le immagini sono invece protagoniste della sala che segue. Il Cristo scolpito di età romanica faceva già parte del precedente allestimento, mentre il dipinto di Spinello Aretino che gli sta di fronte è una novità tesa a riassumere l’importanza della pittura nel tardo Medioevo. Si accompagnano a queste immagini monumentali due reliquiari limosini, la cui preziosità torna moltiplicata nei capolavori di piccole dimensioni realizzati da Giovanni Pisano ed altri maestri esposti nella sala successiva. Muovendo oltre, i tessuti e le oreficerie raccolti intorno alle insegne ed al drappo funebre dell’imperatore Arrigo VII – altro importante nuovo ingresso del presente allestimento –, dichiarano il ruolo cruciale svolto da queste tecniche nell’arte del passato. Non a caso, di qui in avanti si incontrano tre sale dedicate alle vesti liturgiche ed altrettante dedicate ai vasi sacri. Il visitatore ha modo di verificare con i propri occhi la varietà di soluzioni e di manifattura che artisti anonimi e non hanno saputo conferire a tipologie solo apparentemente seriali. S’intrecciano con questi spazi quelli che ospitano i libri liturgici, siano essi i rarissimi rotoli dell’Exultet o i più diffusi codici d’altare e da coro. Data la necessità di esporre solo parzialmente questo ricchissimo e delicatissimo materiale, le moderne tecnologie vengono incontro alle esigenze del pubblico più curioso srotolando gli Exultet e permettendo di sfogliare le pagine dei codici.

Il percorso museale non finisce qui. Uscito nel loggiato, il visitatore è invitato a gettare lo sguardo sulla Torre prima di scendere al pianoterra. Nel chiostro lo attende un’ultima grande manifestazione della scultura pisana al suo apogeo. Alcuni dei colossali busti del coronamento del Battistero sono allineati lungo la parete sinistra entro alloggiamenti che intendono suggerire l’intenso dialogo di queste statue con l’architettura. Autore ne è il giovane Giovanni Pisano, già più volte incontrato, che si conferma così protagonista assoluto di questo museo.

MUSEO DELL’OPERA DEL DUOMO
Piazza del Duomo, Pisa

Per informazioni
www.opapisa.it

Orario di apertura
8-20, fino al 3 novembre
9-19 fino al 22 marzo
8-20 dal 23 marzo fino al 1 novembre 2020

Ingresso: 5 euro
In combinazione con Battistero, Camposanto, Museo delle Sinopie:
due monumenti/musei € 7,00
tre monumenti/musei € 8,00
quattro monumenti/musei € 9,00

Il MUSEO DELL’OPERA DEL DUOMO DI PISA

Adolfo Natalini

Durante i lavori per l’allestimento della sala col Cristo Borgognone, alcune foto di Giuseppe Lo Presti hanno fermato un involontario tableau vivant analogo a quelli della Deposizione di Volterra del Rosso Fiorentino e della Deposizione (o trasporto del Cristo) del Pontormo in Santa Felicita, inseriti nel controverso film di Pasolini “La ricotta” del 1963. Nella foto, operai e allestitori stanno intorno alla figura del Cristo crocifisso che si staglia su un fondo dorato: la foto non ci racconta l’azione ma ci presenta un momento commovente di pietas. Le membra disarticolate del Cristo Borgognone sono sostenute dal gruppo degli astanti in una sorta di sacra rappresentazione.

Come la religione che lega insieme gli uomini e il divino, un analogo legame si è instaurato tra autori, curatori, opere ed esecutori del museo, non una semplice collaborazione o un’attività di servizio ma qualcosa di più profondo. Ci siamo avvicinati alle opere e ai luoghi con rispetto ed empatia, con una vera passione per i vari elementi del museo.

Il nostro lavoro è passato attraverso le fasi dell’ascolto e dell’interpretazione, si è avvalso dei metodi dell’arte, della scienza e della tecnica per mettere in scena le opere e offrirle ai visitatori e agli studiosi. Abbiamo cercato di unire la precisione alla leggerezza e alla grazia, mettendo in equilibrio le esigenze scientifiche con quelle spettacolari e cercando di far leggere il senso religioso con cui le opere erano state create. Troppo spesso nei musei le consideriamo opere d’arte, o relitti del naufragio di una civiltà. Le opere raccolte nel museo rimandano ai luoghi per cui furono concepite nella mirabile Piazza dei Miracoli con cui confina. Si radunano così i tempi e i luoghi, il sacro e il profano in una nuova alleanza.

L’etimologia di Museo ci riporta al greco “museion” e alle Muse che, come racconta Esiodo nella Teogonia, nacquero dall’unione tra Zeus e Mnemosyne, la dea della memoria. Aby Warburg parla della sopravvivenza (Nachleben) attraverso l’arte. Ogni museo è una casa della memoria ma anche della speranza, perché ci permette di riconoscerci in coloro che ci hanno preceduto e di trasmettere i loro e i nostri valori a quelli che verranno. I musei d’arte sono la casa della bellezza, ma un museo come quello del Duomo ci rimanda a una bellezza spirituale.

“Il mondo ha bisogno della bellezza per non sprofondare nella disperazione” queste le parole di Paolo VI, secondo cui la bellezza è sinonimo di verità, umiltà, giustizia e gioia.

IL PROGETTO ARCHITETTONICO E L’ALLESTIMENTO MUSEALE
Piero Guicciardini, Marco Magni, Giuseppe Lo Presti

Il Museo dell’Opera del Duomo di Pisa raccoglie e conserva capolavori e memorie dei monumenti della Piazza dei Miracoli. Una serie di opere, di volta in volta sostituite o con altre più “attuali” o con copie, hanno trovato dimora nell’antica Casa Capitolare trasformata in un museo inaugurato nel 1986. Prima di giungere nel museo, molte opere hanno migrato da un luogo all’altro nei monumenti della Piazza; altre vi sono giunte da luoghi diversi, ma tutte insieme raccontano una miracolosa storia d’arte, di fede e devozione.

Anche l’edificio del museo ha una lunga storia: da Casa Capitolare a Seminario, poi abitazione privata e infine Monastero di Clausura delle Benedettine fino al 1979 quando fu acquistato dall’Opera della Primaziale Pisana per trasformarlo in museo. L’edificio è stato più volte trasformato e costituisce un palinsesto su cui si sono sovrapposti segni diversi.

Costituito da due bracci ad ‘elle’ che si affacciano internamente su due corti a verde, presenta un’infilata di sale di diverse dimensioni, con il blocco del lato sud connotato sia al piano terra che al piano primo da ambienti voltati. Di particolare interesse il corpo d’angolo tra i due bracci della “elle”, forse parte di un antico torrione medievale, che al piano terra presenta un ambiente voltato a botte e affrescato. I rimanenti ambienti hanno subito importanti trasformazioni e presentano solai e coperture in latero cemento.

Il progetto architettonico e museografico è scaturito dall’attenta lettura dell’edificio storico e delle collezioni artistiche. Per rendere più fluido il percorso espositivo, è stato realizzato un nuovo scalone che collega il piano terra al piano primo. Anche lo spazio antistante l’ingresso principale è stato ridisegnato seguendo il tracciato viario esistente ed è stato dotato di una rampa in modo da renderlo completamente accessibile. Gli ambienti voltati al piano terra e al piano primo sono stati conservati, mentre quelli meno connotati dal punto di vista storico sono stati completamente ridisegnati dal punto di vista architettonico e allestitivo in modo da ambientare le varie collezioni.
L’auditorium adiacente al museo è stato riprogettato al suo interno e collegato al percorso espositivo.

Il progetto museografico
Nel Museo dell’Opera del Duomo di Pisa gran parte delle opere esposte proviene dai monumenti della Piazza dei Miracoli ed è espressione della devozione e della magnificenza di Pisa a partire dal XII secolo.

Nella potente e ricca Repubblica marinara di quel periodo, si sono incontrate culture artistiche diverse, da quelle d’oltralpe a quelle islamiche. Nel secolo XIII, con l’arrivo di Nicola Pisano, inizia una stagione di sperimentazione nell’ambito della scultura che ha in sé tutti i semi che germoglieranno successivamente con il Rinascimento.

Il nuovo allestimento ha il compito di raccontare questa straordinaria storia ad un pubblico vasto, attraverso una lettura attenta delle opere che restituisca il loro valore universale.

Ma ogni opera parla linguaggi diversi, in base alla sua storia, alla provenienza, all’autore, all’uso. L’allestimento museografico del Museo dell’Opera del Duomo di Pisa è stato costruito attorno ad ogni singola opera, variando di volta in volta le modalità espositive di fronte a opere con significati diversi, così come di fronte a spazi diversi in modo da agevolarne la lettura da parte dei visitatori. Il criterio espositivo adottato non è solo stilistico e cronologico, ma relazionato al monumento e al luogo di appartenenza. In questo modo nel museo si racconta non solo la storia di ogni singola opera, ma dell’intera piazza, dalla sua genesi.
Per veicolare queste informazioni, le opere sono state ‘contestualizzate’ mediante allestimenti che evocano il luogo, la collocazione e le atmosfere originarie. Si tratta di una operazione complessa, mai imitativa della realtà, ma volta a cogliere l’essenza e i significati reconditi per veicolarli. Così, l’accenno ad una nicchia, per ricontestualizzare opere nate per essere incorniciate dall’architettura, l’evocazione dell’atmosfera, dei colori, dei materiali e delle luci dell’interno del Duomo, sono piccoli gesti necessari, ma solo quanto basta per ricucire in parte lo strappo che la musealizzazione inevitabilmente comporta e ‘far parlare’ le opere.

Il percorso espositivo si sviluppa su 3000 mq interni, e su una porzione del porticato esterno. Le 380 opere esposte sono suddivise in 26 sezioni (25 sale interne, oltre al portico esterno).

L’ambiente d’ingresso offre al visitatore le informazioni sul museo grazie alla grafica a parete e fa da snodo tra il museo e la caffetteria posta al livello superiore. Il primo ambiente espositivo che si incontra (Sala 1) è quello che ospita la porta di Bonanno. L’allestimento è costituito da una boiserie che ai lati ingloba i pannelli grafici informativi e consente di illuminare in maniera ottimale la porta grazie a due velette frontali che nascondono una tripla fila di faretti led.
L’ambiente che segue (Sala 2) è dedicato al primo monumento della piazza, il Duomo. Qui, i frammenti della facciata sono ricomposti grazie ad un allestimento che evoca gli elementi costitutivi del fronte del duomo. Una grafica informativa riproduce la facciata con l’esatta collocazione dei frammenti. Ai lati e in posizione opposta, vengono esposti i plutei provenienti dall’antica transenna presbiteriale. Un video con ricostruzioni 3D, realizzato dalla Scuola Superiore Sant’Anna, spiega meglio di tante parole la genesi della piazza.

L’ambiente che segue (Sala 3) vuol far comprendere al visitatore il contesto storico in cui sono nati i monumenti della piazza e le influenze provenienti dal mondo islamico e provenzale. Al centro della sala viene collocato lo straordinario Grifo bronzeo di fattura islamica, probabilmente un bottino di guerra portato nella repubblica marinara a seguito di una vittoria contro le popolazioni islamiche del Nord Africa o della Sicilia, simbolo quindi del potere e della ricchezza di Pisa nei secoli in cui viene costruito il Duomo. Ai lati della sala altri oggetti di provenienza islamica (un bacile, un capitello, un cofanetto in avorio e una tarsia marmorea) e, in posizione tale da essere traguardato dall’ingresso del museo grazie all’infilata di aperture, la scultura di Davide (seconda metà XII sec), molto probabilmente di fattura provenzale, che rappresenta uno dei primi esempi di scultura sacra in facciata introdotta in Italia seguendo il modello che si stava sviluppando nelle grandi cattedrali francesi, modello che sarà sviluppato da Nicola e Giovanni Pisano, dando origine alla grande scultura italiana.

La sala successiva è quella della cappella affrescata d’angolo (Sala 4), uno degli ambienti più antichi e suggestivi dell’intero complesso architettonico. In questa sala sono collocate le piccole sculture e le teste provenienti dal secondo ordine del Battistero, realizzate dalla bottega di Nicola e Giovanni Pisano. I busti della Madonna, del Cristo benedicente, e di San Giovanni evangelista, sono posti in posizione centrale. Ai lati, su due pannelli espositivi, la testa femminile e quella virile seguite dalle altre sculture che coronavano le ghimberghe. Anche in questa sala, un plastico del battistero e un pannello grafico fanno meglio comprendere ai visitatori la provenienza delle sculture. L’allestimento è stato studiato in modo da valorizzare l’architettura con l’illuminazione e la disposizione sapiente delle sculture. In questo modo allestimento e involucro storico si potenziano a vicenda per offrire un’esperienza unica al visitatore.

Nel corridoio che segue (Sala 5), il visitatore può ammirare le gradule provenienti dal duomo, sempre riconducibili alla bottega di Giovanni Pisano.
Nel portico esterno, per mancanza di altri spazi espositivi, sono stati riallestiti i grandi busti del secondo ordine del Battistero, capolavori assoluti della scuola di Nicola e Giovanni Pisano.

Proseguendo invece all’interno del museo, si incontra la Sala 6 dedicata alle sculture in marmo di Giovanni Pisano. Fondali espositivi color grigio caldo, con accennate le nicchie in cui erano originariamente collocate, fanno da sfondo al gruppo delle sculture provenienti dalla porta principale del Battistero (Madonna, San Giovanni Battista e San Giovanni Evangelista), alla Madonna del Colloquio e alla Madonna di Arrigo VII con Pisa inginocchiata. L’illuminazione d’accento, nascosta nelle gole del controsoffitto, fa cogliere i dettagli plastici di questi straordinari capolavori.

Le sale che seguono al piano terra sono anch’esse dedicate alla grande scultura pisana. L’allestimento di queste sale, pur conservando caratteri unitari, varia di sala in sala per esaltare dei dettagli e nello stesso tempo per non annoiare il visitatore. Nella Sala 7 i capolavori di Tino di Camaino provenienti dalla tomba di Arrigo VII sono valorizzati da un portale che li mette a confronto con le sculture di Lupo di Francesco e fa da cannocchiale alla Tomba di san Ranieri.

Le finiture e i materiali rimandano a quelli storici usati nei monumenti della piazza, ma reinterpretati in chiave contemporanea. I basamenti sono in pietra arenaria, con superficie lavorata in modo da far ‘vibrare’ la superficie. I fondali sono stati realizzati in resina o in encausto, per evocare i colori e l’encausto dei finti marmi dell’interno del Duomo, ma senza divisione in conci e con un trattamento dei supporti e dello stucco contemporaneo, reso possibile dalle innovazioni tecnologiche, che ha consentito di realizzare grandissime superfici senza soluzioni di continuità. In questo modo rivela il suo carattere di ‘pelle’ e non di imitazione del marmo, e fa da sfondo alle opere, riambientandole.

Nella Sala 8 l’allestimento individua in maniera netta i vari gruppi scultorei con sfondi di cromia diversa a seconda della provenienza delle opere. Le sculture provenienti dalla facciata del duomo, la Madonna di Andrea Pisano e i due Apostoli di scuola pisana, sono contraddistinte da un fondale più scuro, mentre i due sepolcri di Nino Pisano si stagliano sulle pareti color grigio chiaro.

Nella sala successiva (Sala 9), le formelle del Guardi sono esposte su una boiserie grigio chiaro, così come l’altare frammentario del Civitali. Sullo sfondo il sepolcro dell’arcivescovo Ricci, opera straordinaria del Guardi, che grazie ad uno specchio nascosto nel controsoffitto, potrà essere apprezzata anche nei dettagli altrimenti invisibili al visitatore.

La stanza seguente (Sala 10) è dedicata alla torre di cui il visitatore traguarderà il modello prima di entravi. La sala è divisa in due parti, una occupata dal nuovo vano scala e l’altra dai tre busti del Guardi e dal capitello provenienti dalla torre pendente. Pannelli grafici esplicativi descriveranno le opere inquadrandole nel monumento di provenienza.

L’ultima sala del piano terra (Sala 11) è quella ricavata all’interno della cappella barocca. Qui, tra le altre opere, troveranno collocazione gli angeli cerofori del Tribolo e del Cosini, in un allestimento che evoca la loro collocazione ai lati di un altare, e dalla parte opposta il candelabro di Scipione Malaspina e Cosini.
Al piano superiore il visitatore troverà una serie di ambienti più intimi e densi di misticismo, ma allo stesso tempo coinvolgenti e sorprendenti, grazie alle opere di straordinario valore e all’allestimento sempre variato che evoca le atmosfere e i colori dell’interno del Duomo e della sagrestia.

L’allestimento della Sala 12 evoca il coro del Duomo, da cui provengono le tarsie lignee. Il fondale dalle sfumature dorate, ospita le tarsie più preziose, tra queste quelle su disegno del Botticelli. Le alzate dei sedili sono poste su piani inclinati. I colori prevalenti sono i toni di grigio e l’oro, ossia i colori dell’interno del Duomo.

La Sala 13 è dedica al Cristo Borgognone. In questa sala le pareti laterali ‘si aprono’ come una quinta scenica per mostrare su un fondo dorato e illuminato la grande scultura un tempo collocata nel coro della cattedrale. Ai lati i reliquiari di Limoges posti su teche a parete completamente vetrate.

La terza sala del secondo piano (Sala 14) racchiude opere straordinarie di cui l’allestimento vuole esaltare le qualità e le relazioni. Il Cristo di Giovanni Pisano è posto nella parete di fondo, protetto da una teca dal fondo in seta porpora cangiante cremisi. Di fronte la Madonna Eburnea, posta all’interno di una teca che permette di osservarla da tutte le angolazioni. Ai lati, la sacra cintola e il fregio in oro con Vergine Assunta e Santi.

Le sale a seguire sono dedicate ai paramenti sacri, ai tessuti e alle oreficerie. La sala d’angolo dell’edificio (Sala 15) ospita il telo di Arrigo VII e il corredo funebre, il piviale di Gelasio, la gualdrappa, il telo di lampasso e il Paliotto della vergine. Le opere sono protette da teche con controllo del microclima e illuminate in modo da esaltarne i dettagli.

La Sala 16 espone parati a rotazione e i paliotti, così come le Sale 17 e 18.

Nella Sala 19 il visitatore potrà apprezzare le opere di oreficeria più antiche della collezione, ossia la Croce dei Pisani, l’ostensorio del XIV secolo e il reliquiario di San Clemente.

La grande sala a seguire (Sala 20) è dedicata interamente alle oreficerie. Nella prima delle due teche centrali il visitatore potrà ammirare da tutti i lati il Servito Bonciani del 1615-17. Sulla teca posta a fondale della sala, ancora opere di oreficeria e i messali che faranno da preludio alle sale successive dedicate ai corali.
La Sala 21 ospita le teche per gli Exultet per la pergamena di fondazione del Duomo. Un video, sempre curato dal Sant’Anna, mostra nel dettaglio le raffigurazioni degli Exultet. Le ultime Sale (23-25) ospiteranno le teche con il messale, l’epistolario, l’evangelistario e i corali.

Nella Sala 25, il visitatore potrà sfogliare le pagine dei corali, grazie a due installazioni multimediali touch screen.

Nel portico, sono state riallestite le grandi sculture del secondo ordine del Battistero.

Giovanni Pisano Madonna del Colloquio1280 (dalla Cattedrale) part

Fonte: Ufficio Stampa

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