Cultura Certaldo
lunedì 26 Gennaio 2026
Fiammetta la mostra di Valentina Palazzari a Palazzo Pretorio di Certaldo
Fino al 26 gennaio 2026, il Palazzo Pretorio di Certaldo Alto (FI) accoglie Fiammetta, la nuova personale di Valentina Palazzari a cura di Davide Sarchioni. Le sale affrescate che per oltre sei secoli furono dimora del Vicariato fiorentino – dove si amministrava la giustizia – diventano emblema del potere che veniva esercitato, dove oggi affiorano nuove domande, considerazioni e visioni critiche del presente che prendono forma in un fluire di interventi artistici concepiti come un’unica partitura, in un crescendo che lega corpo e spazio, materia e rivelazione.
Per Palazzari, il riferimento a Fiammetta musa di Boccaccio – figura femminile terrena e passionale – riporta alla realtà, come presenza umana e concreta seppur radicata nel suo tempo, evocando col suo stesso nome una fiamma che arde e resiste, che trasforma e lascia tracce e si fa immagine e metafora della condizione contemporanea. Così l’artista associa ed assembla materiali reali ed eterogenei in immagini che parlano di tensioni e fragilità: grossi cavi elettrici si innalzano leggeri tracciando nodi energetici nello spazio, vecchie lamiere, tele e carte logorate dalla ruggine restituiscono i segni della consunzione e del trascorrere del tempo, mentre sedie, libri, giornali e monete si fanno presenze quotidiane trasfigurate, tracce di assenze e memorie, simboli di potere e consumo che attraversano la vita e ne ridefiniscono i destini.
Invertendo il canonico itinerario di visita, la mostra si configura come un insieme di segni, tra interventi plastici e oggettuali in cui l’interazione tra materiali e forme con i diversi ambienti e la loro stessa disposizione nello spazio, fa sì che il Palazzo si trasformi da scenografico contenitore a parte integrante di ogni opera. Sfuma così la distinzione tra contenitore e contenuto, tra cornice e quadro generando scenari intensi ed evocativi in un intreccio di visioni e riferimenti ora poetici ora drammatici, che, tra rimandi, allusioni e ribaltamenti semantici, lo spettatore può attraversare liberamente. Ma è un percorso che interroga, mediante un linguaggio che è insieme ruvido e poetico, che non cerca di rassicurare ma di destabilizzare, che chiede a chi attraversa le sale di farsi carico di un frammento di storia e di trasformarlo in consapevolezza critica. Un cammino unico e continuo, in cui il visitatore non è semplice spettatore, ma osservatore attivo, chiamato a
prendere coscienza sostando dentro le contraddizioni e a riconoscerne la forza.
Mentre la prima sala accoglie il visitatore con la fisicità ruvida di una serie di blocchi di travertino che, come pesanti segnalibri, si succedono in fila schiacciando frammenti di pagine strappate, la seconda apre a una dimensione fragile e poetica, fatta di rotoli rugginosi che custodiscono scritture di una storia che si consuma e al tempo stesso si rigenera. Nelle stanze successive il linguaggio si arricchisce di presenze del quotidiano, ma stranianti: giornali accartocciati che diventano un corpo inerme giacente a terra contrapposto a una forma sospesa di cavi elettrici annodati, un’infilata di sedie comuni collocate in bilico su pile di libri che portano a riflettere sul ruolo e il valore della cultura, alti pali di ferro costellati di banconote e monete come icone sfacciatamente reali di un mondo destinato a essere misurato e mercificato. L’ultima sala diventa insieme punto di arrivo e di apertura, un luogo in cui vecchie lamiere logore costruiscono un’architettura serrata da una catena che ne vieta l’accesso restituendo la percezione di un palazzo che non è più soltanto custode di una storia secolare, ma organismo vivo, vibrante di energie nuove, capace di rivelare il dialogo
costante tra passato e presente, tra le forme del potere di ieri e quelle che, in modo più sottile e diffuso, governano il mondo attuale. Infine, un fascio di grossi cavi elettrici oltrepassano il parapetto del pianerottolo in prossimità dell’uscita, ricadendo per gravità verso il cortile interno del palazzo. Un segno forte e poetico che traduce la figura di Fiammetta in un’immagine di forza resistenza.
“Fiammetta è una mostra che si attraversa come il letto di un fiume – sostiene Palazzari – e il mio dialogo con lo spazio, in questa esposizione, non è partecipativo ma osservativo, dobbiamo guardarci e comprendere dove siamo oggi”.
Il catalogo edito da Silvana Editoriale sarà presentato durante il periodo di esposizione, con testi in italiano e inglese e una ricca documentazione fotografica sulla mostra e sui progetti
artistici più recenti realizzati da Palazzari.
Fiammetta è promossa dal Comune di Certaldo nell’ambito della rassegna CertaldoArte25, dedicata al 650° anniversario della morte di Giovanni Boccaccio, con il patrocinio del Consiglio Regionale della Regione Toscana, ed è organizzata da Exponent in collaborazione con la galleria SPROVIERI di Londra e con TerraMedia APS.
La ricerca di Valentina Palazzari (Terni, 1975) approfondisce i concetti di memoria, spazio e tempo per rivelare una realtà transitoria e in continuo mutamento, muovendosi liberamente tra i linguaggi della scultura, della pittura, dell’ installazione e del video. L’artista realizza grandi installazioni concepite per specifici contesti con i quali stabilisce un efficace approccio dialogico a partire da un’ indagine sulle proprietà fisiche e le qualità estetiche dei diversi materiali utilizzati (cavi elettrici, plastiche da cantiere, reti elettro- saldate, e materiali organici), focalizzandosi sui processi naturali di ossidazione, di decomposizione e di trasformazione in relazione agli agenti esterni e al trascorrere del tempo. Nelle sue opere su tela e plastica, Palazzari agisce con la ruggine ottenuta sollecitando l’ossidazione dei tondini di ferro da cantiere per contatto diretto, verificandone la reazione e gli effetti in immagini dagli sviluppi imprevedibili e di sensibile quanto
drammatico lirismo pittorico, in cui i depositi della materia, i segni e le bruciature sono traccia di un processo “alchemico” e di un mutamento in atto.
Tra i suoi progetti e le sue mostre:
The Milky Way 07, Galleria Continua, San Gimignano, (2025); Una collettiva personale, Pianobi, Roma (2025); Dialoghi inattesi… Spazi inaspettati, Banca Profilo, Roma (2024); 8 Femmes, Hydra School Projects, Hydra, Grecia (2024); Palazzo Farnese Contemporary, Pianobi outdoor project #2, Roma (2023); Utopiche seduzioni, Fondazione Dino Zoli, Forlì (2023); VALENTINA PALAZZARI, BBS Pro, Prato (2023); Carnet de Voyage, Banca Profilo, Roma (2023); FU MARE, Fondazione Volume!, Roma (2023); Labirinti Possibili, Chiostro di San Francesco, Alatri, (2023); Chiedilo alla ruggine, Fondazione Leonesia, Puegnago del Garda, (2023); Empty Farnese, Palazzo Farnese, Roma (2023); APPROACH #2, MLZ Art Dep, Trieste (2023); Béance, materia e immagine del desiderio, Fondazione L’Arsenale, Iseo (2022); La fonte dell’opera. Consorzio La Giaconta, Roma (2022); L’origine del mondo, Banca Profilo, Roma (2022); Chiantissimo. II Paesaggio culturale, Semifonte, Barberino Tavernelle (2022); Arteporto, Porti Imperiali di Claudio e Traiano, Roma (2021); Arte jeans, Museo del Metelino, Genova (2021); BLOKS, Real
Albergo delle Povere, Palermo (2021); Klepsydra, Castello Aragonese di Ischia (2021); Mirandola, galleria a cielo aperto, Mirandola, (2020); Ruggini, galleria Il Frantoio, Capalbio
(2020); Vedere lontano 1, Fondazione Luca e Katia Tomassini, Orvieto (2020); #percezioni 2, Fondazione Volume!, Roma (2019); Si sta come d’autunno, SMMAVE Centro per l’Arte contemporanea, Chiesa di Santa Maria della Misericordia ai Vergini, Napoli (2018); Affuoco, Chiostro di San Francesco, Acquapendente, (2019); OPUS, M.A.r.S., Milano
(2018); Passaggi di Stato, Reggia di Caserta (2018); Made in Forte, Forte dei Marmi (2017); Pirouette, Chiesa di Santa Rita in Campitelli, Roma (2017); Il muro dei muri, Todi
Festival, Piazza del Popolo, Todi (2015). Le sue opere fanno parte di importanti collezioni private e pubbliche.
“Fiammetta” è un titolo denso di rimandi simbolici e letterari, aperto a molteplici letture. Musa di Giovanni Boccaccio, figura femminile terrena e passionale, Fiammetta è distante dall’angelicata Beatrice di Dante poiché riporta alla realtà, come presenza umana e concreta radicata nel suo tempo, evocando col suo stesso nome una piccola fiamma che arde e resiste, che trasforma e lascia tracce e si fa immagine e metafora della condizione contemporanea.
È da queste valenze che prende le mosse la mostra di Valentina Palazzari, che si snoda lungo un itinerario costituito da opere site-specific, frutto di un dialogo intenso e stratificato con gli spazi di Palazzo Pretorio – uno tra i monumenti più importanti della Toscana, già sede dei Vicari fiorentini e scrigno di affreschi trecenteschi e quattrocenteschi – innescando relazioni tra la storia del luogo e la sua antica funzione con l’attualità, che intrecciano riflessioni tra corpo e architettura, passato e presente, materia e visione. Un percorso articolato tra le sei sale del piano nobile dove una
pluralità di lavori si rivelano gradualmente, definendo spazi come luoghi del pensiero che sollecitano interrogativi sul presente e sulla vicenda umana.
Palazzari lavora con materiali reali e concreti, desunti prevalentemente dal mondo industriale – come scatolati in ferro, lamiere, cavi elettrici, plastiche – a cui abbina oggetti tratti dalla quotidianità – come sedie, libri e pagine di giornale – per realizzare grandi installazioni che ne enfatizzano le proprietà fisiche e le qualità estetiche e formali per assumere valore di immagine, potente e poetica. Analogamente, tele di cotone e di juta o rotoli di carta sono segnati dalla ruggine i cui effetti corrosivi lasciano bruciature e lacerazioni, quali tracce liriche e drammatiche di un mutamento in atto nel tempo che trovano rispondenza con gli intonaci slavati e gli stralci ad affresco negli interni del palazzo.
Invertendo il canonico itinerario di visita, la mostra si configura come un insieme di segni, tra interventi plastici e oggettuali in cui l’interazione tra materiali e forme con i diversi ambienti e la loro stessa disposizione nello spazio, fa sì che il Palazzo si trasformi da scenografico contenitore a parte integrante di ogni opera. Sfuma così la distinzione tra contenitore e contenuto, tra cornice e quadro generando scenari intensi ed evocativi in un intreccio di visioni e riferimenti ora poetici ora drammatici, che, tra rimandi, allusioni e ribaltamenti semantici, lo spettatore può attraversare liberamente.
“Nell’attraversare le sale della mostra – spiega Palazzari – desidererei che il pubblico accogliesse ciò che vede come un pensiero che prende forma, piuttosto di scomporlo in simboli o significati. Desidero sottrarmi a quello che mi viene facile, ascoltare lo spazio esterno a me partendo da dove poggio i piedi per estendermi fino all’infinito che riesco ad immaginare. In fondo basta aggiungere + 1 ad ogni pensiero. Desidero insomma spingere più lontano la mia relazione con lo spazio”.
Indicazioni sulla mostra
Sala 1
Una grande tela di juta appuntata a un telaio di legno e ossidata dalla ruggine, i cui effetti deflagranti dialogano e si confondono con gli intonaci slavati delle pareti, viene messa in relazione con una sequenza di blocchi di travertino che, come pesanti segnalibri, schiacciano frammenti di pagine strappate da un libro. Un incontro tra materia e memoria, che soppesa la storia e il valore della cultura.
Sala 2
Una struttura tubolare in ferro sulla quale è appoggiata una base con ruote, da cui si erge un alto palo verticale – già utilizzata dall’artista in una mostra romana come alter ego olografico – viene qui riproposta come modulo generativo di un articolato paradigma plastico che ridisegna lo spazio attraverso variazioni di grande forza visiva. Da un lato la struttura viene declinata in sequenze di elementi che sospendono monumentali rotoli di carta rugginosa, disposti orizzontalmente come brani di scrittura i quali, serrati da fascette di plastica, sollecitano il desiderio di scoprirne il contenuto. Dall’altro lato, una singola struttura sostiene un rotolo eretto in verticale, simile a una colonna istoriata, in dialogo con gli affreschi presenti nella sala, tra cui la Madonna col Bambino (1495) di Pier Francesco Fiorentino.
Sala 3
Tre strutture in ferro, già apparse nella sala precedente, vengono disposte in successione come presenze scarne ed essenziali, costellate di banconote e monete. Sono reliquie e simulacri del nostro tempo, segni sfacciatamente concreti eppure illusori che si trasformano in icone di un mondo dove ogni cosa, come la cultura, sembra destinata a essere misurata e mercificata. Di fronte ad essi, in un lato marginale dell’ambiente, è collocata una composizione scultorea costituita da candidi sacchi di plastica colmi di libri, scrigni silenziosi di memoria e sapere. Appuntata ad un grande telaio in legno, una tela intrisa di ruggine che la logora e la trasfigura: una drammatica visione del tempo in atto.
Sala 4
Lo spazio si fa luogo di raccoglimento e di riflessione mediante l’interazione tra due elementi plastici ambivalenti, tra leggerezza e gravità, tra energia vitale e caducità. Una forma sospesa in alto, tracciata da possenti cavi elettrici dell’alta tensione, disegna un segno aereo e vibrante. In basso, una forma analoga ricavata da fogli di giornale accartocciati, giace a terra, inerme e fragile.
Sala 5
La qualità architettonica dello spazio favorisce lo svolgimento longitudinale di una composizione costituita da una decina di elementi che si stagliano lungo la parete: un’infilata di sedie comuni, diverse per foggia e materiale, collocate in equilibrio precario su pile di libri, come l’immagine cristallizzata di un affresco per riflettere sul ruolo e il valore della cultura.
Sala 6
Un volume realizzato con vecchie lamiere, serrato da una catena che ne vieta l’accesso, diventa emblematico epicentro dello spazio: rifugio o luogo di ripartenza che impedisce di proseguire lungo il percorso, costringendo a girarvi attorno. La sua presenza ingombrante e dall’impatto stridente pone in risalto i frammenti di pittura ad affresco emersi nella parte superiore della sala, anch’essi testimoni muti di una storia stratificata, come le lamiere logorate dalla ruggine.
Installazione esterna
Un fascio di grossi cavi elettrici oltrepassano il parapetto del pianerottolo in prossimità dell’uscita, ricadendo per gravità verso il cortile interno del palazzo. Un segno forte e poetico che traduce la figura di Fiammetta in un’immagine di forza ed energia.
FIAMMETTA
di Valentina Palazzari
a cura di Davide Sarchioni
Inaugurazione: Sabato 27 settembre 2025, ore 17.00
Dove: Palazzo Pretorio di Certaldo Alto (FI)
Periodo: Dal 27 settembre 2025 al 26 gennaio 2026
INFO
Ingresso: intero 5,00 € – ridotto 4,00 €
Orario
da settembre a ottobre: 10-13 e 14.30-19
da novembre a gennaio: 10-13 e 14.30 -16.30
sabato e domenica: 10-13 e 14.30-17.30
martedì chiuso
Tel. 0571.661219
Sito: www.visitcertaldo.com
Per informazioni:
- Valentina Palazzari, Fiammetta 2025, exhibition view, Palazzo Pretorio, Certaldo. Courtesy of the artist. Ph Giorgio Benni
- Valentina Palazzari, Fiammetta 2025, exhibition view, Palazzo Pretorio, Certaldo. Courtesy of the artist. Ph Giorgio Benni
- Valentina Palazzari, Fiammetta 2025, exhibition view, Palazzo Pretorio, Certaldo. Courtesy of the artist. Ph Giorgio Benni
- Valentina Palazzari, Fiammetta 2025, exhibition view, Palazzo Pretorio, Certaldo. Courtesy of the artist. Ph Giorgio Benni
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