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Cultura Firenze

da giovedì 25 giugno 2020 a venerdì 17 luglio 2020

Ben Vautier virtual show, opere scelte alla Galleria Il Ponte

La Galleria Il Ponte presenta il suo primo Virtual Show. E’ una personale dedicata a Ben Vautier, uno dei personaggi di maggior rilievo nella diffusione delle teorie trasgressive di Fluxus. Maestro «[…] nel gioco sistematico delle annessioni all’universo dell’arte di tutto ciò che sembrerebbe esserne fuori […]», Ben usa la sua scrittura dal tratto infantile per indicare tutto ciò che è arte, e allo stesso tempo per togliere ad ogni oggetto indicato la propria fisicità, per farlo assurgere a concetto astratto.

La mostra sviluppa appunto l’idea de Il limite dell’arte per cui, seguendo la tradizione duchampiana, l’artista mette in discussione ogni confine riguardo a cosa si possa intendere per manufatto d’artista. In un gioco sempre più spericolato, dove quanto viene toccato dalla mano e dal suo segno-scrittura diviene arte, Ben ne rischia l’annullamento stesso del senso. La sua diventa così anche L’arte del limite, realizzata con feroce azzardo sul margine del completo azzeramento dei valori.
Virtual Show è una nuova modalità per presentare in questo periodo, prima di ritornare a quelle ufficiali nello spazio, le mostre della galleria. Lo spazio che abbiamo concepito è la riproduzione fedele di una delle stanze della galleria Il Ponte. Attraverso questo strumento, organizzeremo mostre personali di artisti con cui la galleria ha lavorato in passato, presentando piccole selezioni curate di opere.

Ben Vautier. Selected works – Opere scelte conta un piccolo nucleo di opere (del 1970 e primi anni 2000) raccolte dalla Galleria Il Ponte durante gli anni di collaborazione con l’artista.

Biografia
Ben Vautier nasce nel 1935 a Napoli da madre occitano-irlandese e padre svizzero-francese e, dopo aver vissuto in diversi paesi: Turchia, Egitto, Grecia e Svizzera, nel 1949 si trasferisce a Nizza. Due anni dopo lascia la scuola e lavora in una libreria per quattro anni. Negli anni ’50 prende corpo il suo lavoro d’artista, legato alla tradizione dell’astrattismo, esercitato inizialmente nella mansarda de Le Nain Bleu, la libreria nizzarda dove è commesso. Nel 1954 apre un negozio di dischi usati Magazin che nel 1959 – anno in cui fonda anche la rivista Ben Dieu – rinominandolo Ben Doute de Tout Gallery, trasforma in un luogo di incontro per coloro che desiderano esporre e indagare nuovi aspetti dell’arte contemporanea.

Ispirato da Yves Klein, Marcel Duchamp e i Nouveaux Rèalistes, Vautier sviluppa un personale stile distintivo con declinazioni Dada. Durante l’ultima metà degli anni ’50, l’artista lavora a composizioni che richiamano le macchine celibatarie di Jean Tinguely. Nei primi anni ’60 entra a far parte del Nouveau-Rèalisme dell’ambiente nizzardo, stabilendo stretti rapporti con Arman e Spoerri.

Partendo dai ready-mades di Duchamp, giunge alla conclusione che è solo la firma dell’artista a rendere tale l’opera d’arte e così Ben arriva a firmare ogni cosa capiti fra le sue mani, comprese le opere di altri artisti ed il suo proprio corpo. Ben ha ormai trovato quello che sarebbe diventato il suo “marchio di fabbrica”: istruzioni e commenti scritte in una semplice grafia corsiva, quasi ingenua, sugli oggetti più diversi o sulle tele, combinando scrittura ed elementi fumettistici. Nel 1960 tiene la sua prima personale Ben espose rien et tout in Laboratoire 32 al primo piano del suo negozio, spazio usato per esporre gli artisti di Fluxus e di altri movimenti contemporanei ad esso correlati.

Nel 1962 aveva conosciuto e iniziato a frequentare George Maciunas, fondatore di Fluxus, movimento radicale nell’arte di ispirazione Neo-Dada, di cui condivide filosofia e poetica che si identificano con l’equazione: arte uguale vita. Diviene in breve, tra il 1962 e il 1970, parte attiva del movimento, partecipa ai Fluxus Festivals nel mondo e alle performances pubbliche, sviluppando un ruolo importante nella diffusione delle idee dell’Arte radicale.

Gli anni Settanta ed il decennio successivo vedono Ben protagonista di innumerevoli mostre personali in gallerie pubbliche e private, non solo in Francia (Daniel Templon – con la quale stabilisce una costante collaborazione negli anni – 1970; 1971; 1973; 1980; 1983; 1988; Beaubourg; Lara Vincy; Duran; La Hune, Parigi, 1983) ma anche in Germania (Denise René Hans Mayer, Dusseldorf, 1970; René Block, Berlino, 1971), Svizzera (Bruno Bischofberger, Zurigo, 1971; Pierre Huber, Ginevra, 1986), Italia (Rinaldo Rotta, 1978, Genova) e – negli Stati Uniti – New York (Gibson, 1975; Castelli Graphics, 1982).

Negli anni ’80, passato il momento concettuale, inventa per la nuova tendenza pittorica emergente in Francia il termine Figuration Libre e inserisce nei suoi lavori una nota figurativa ironico-grottesca. In questo periodo il suo agire prosegue senza limiti: vive quindici giorni nella vetrina della One Gallery di Londra, organizza il Festival Fluxus, fonda il Thèatre Total, tiene performances come Public (in cui il suo gesto consiste appunto nel fissare il pubblico), espone una portinaia alla Galerie Zunini di Parigi, gira un film che lo riprende nell’atto di insultare gli spettatori, pubblica riviste, scrive un volume di interventi teorici, apre una galleria intitolata ai suoi figli Malabar et Cunegonde. Durante gli anni ’90 lavora a diversi progetti, realizzando i Totem sculture composte da oggetti di uso comune e, dal 1991, Oiseaux, assemblaggi dei materiali più diversi che prendono le sembianze di uccelli. Raccoglie inoltre i manufatti di Ben degli anni ’60, li monta su nuove tele e vi aggiunge commenti. L’ininterrotto successo di Ben dagli anni novanta ad oggi è confermato dalle molteplici esposizioni e retrospettive in spazi pubblici e privati in Francia (Daniel Templon, 1991; 1994; 2003; 2009; 2014; Centre Pompidou, 1991; Rive Gauche, 2003, Parigi; Kahn, Strasburgo, 2000; Mamac, Nizza, 2001; Musée de l’Objet, Blois, 2003; Musée d’Art et de Provence, Grasse, 2004; MAC, Lione, 2004; Maison de la culture, Malakoff, 2005; Musée Chagall, Nizza, 2005; Musée de la Céramique, Vallauris, 2006; Espace Villeglé, Saint Gratien, 2008; Galerie Lara Vincy, Parigi, 2008; Musée d’Art Contemporain, Lione, 2010; Musée de Louviers, 2011; Galerie Marlborough, Monaco, 2013; Galerie Helenbeck, Nizza, 2013; Galerie Bertheas “Les tournesols”, Vichy, 2013; Musée Maillol, Parigi, 2016) e all’estero (Gan, Tokyo, 1997; Zabriskie, New York, 1998; Manif d’art, Québec, 2005; Ludwig Museum, Coblenza; National Museum of Contemporary Art, Seoul, 2002; Fondazione Mudima, Milano, 1991; Studio d’arte, Bergamo, 2005; Soave, Alessandria, 2006; Marlborough, Montecarlo; Galleria Il Ponte, Firenze; Galerie Guy Pieters, Knokke-Heist; Festival Filosofia, Modena 2007; Gallery Schüppenhauer, Colonia, 2010; Galleria Mara Coccia, Roma, 2011; Galleria Rigo, Novigrad – Cittanova, Istria, 2019).

CHI È BEN?

Ci sono sfaccettature di Ben, un Ben provocatore uscito da Marcel Duchamp, che firma Tutto e Niente, che firma la vita esponendosi in una vetrina a Londra nel 1962, che cerca i limiti dell’arte dichiarando Dio opera d’arte etc. etc… Ma c’è un Ben teorico che si interroga sul divenire dell’arte “Che cosa è l’arte? Perché l’arte?”
Un Ben che quando gli domandano la materia con cui lavora, risponde sempre: io cerco la verità.
Verità obbiettiva, quando scrive su una tela: “questa tela misura 47 cm di lunghezza” e che lo misura veramente.
Verità soggettiva, quando scrive: “Sono geloso della gloria di Boltanski e di Beuys” e che è vero.
Ma soprattutto dopo il 1972 un Ben analista che decostruisce, scortica, s’interroga sul divenire dell’arte e dell’uomo, che prende posizione in rapporto all’avanguardia con la sua teoria dell’”Ethnisme”, un umanesimo che considera che non ci sono dei popoli in ritardo e che tutti i popoli hanno il diritto alla loro contemporaneità.

Annie 1997

 

L’ARTE È INUTILE:

Quando Henry Flynt manifestava davanti al Museo d’Arte Moderna di New York, portando un cartello con la scritta “Demolish serious art” si trattava di una presa di posizione politica contro l’arte borghese. Quando invece, manifesto dicendo che l’Arte è inutile con dei cartelli, alla Fondazione Maeght, è il risultato della riflessione seguente: se tutto è Arte, e se l’Arte deve essere sempre il nuovo, combattere l’Arte non è mai stato fatto, io la combatto, dunque, in quanto opera d’Arte. La mia attitudine è dunque l’Arte.

Mostra: Ben Vautier
virtual show
selected works – opere scelte

a cura di
Andrea Alibrandi

Dove: Galleria Il Ponte via di Mezzo 42/b Firenze
www.galleriailponte.com

Periodo mostra: 25 giugno – 17 luglio 2020

Ben Vautier virtual show

Fonte: Ufficio Stampa

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