Cultura Barberino Val d'Elsa

lunedì 28 Settembre 2015

Marco Vichi, il suo Console si presenta nel Duomo della Valdelsa

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Il Console” si presenta alla Cupola di San Michele Arcangelo a Semifonte, a Barberino Val d’Elsa.

La nuova fatica di uno degli autori toscani più affermati della letteratura contemporanea, Marco Vichi, torna nel Chianti, a Barberino Val d’Elsa, territorio a lui caro anche per motivi di penna, per presentare il suo ultimo libro “Il Console”, edito da Guanda (2015).

L’iniziativa, in programma lunedì 28 settembre alle ore 19, è organizzata dall’Unione Comunale del Chianti Fiorentino in collaborazione con il Gruppo Archeologico Achu/Pro Loco di Barberino Val d’Elsa. Promossa e consolidata negli anni dall’assessore Silvano Bandinelli, l’amicizia che lega Vichi al territorio barberinese si rinnova con una nuova occasione di conoscenza del noto giallista e della sua ricca dimensione letteraria.

“E’ un onore – dichiara l’assessore alla Cultura dell’Unione comunale del Chianti Fiorentino Elena Borri –  per noi poter presentare l’ultimo libro di Marco Vichi, in una cornice di prestigio come la Cupola di San Michele, uno dei luoghi simbolo della cultura barberinese che intendiamo valorizzare con iniziative ed eventi di alto profilo”.

Ingresso libero.

Info: www.barberinovaldelsa.net.

Il Console
Sono i tempi turbolenti e controversi di Nerone, Roma ha già subito l’incendio di cui è stato accusato lo stesso imperatore, che a sua volta ha fatto ricadere la colpa sui cristiani. In quegli anni, un uomo ormai anziano, console per tre anni consecutivi sotto Tiberio e poi governatore in Samaria, scrive una lunga lettera alla sorella, l’amata Drusilla che vive nella lontana Britannia, per raccontarle di un incontro avvenuto trent’anni prima con una schiava arrivata dalla Giudea, terra di paesaggi infiniti oltre i quali la mente spazia in un oceano di sogni e dove può nascere un uomo chiamato Gesù. La schiava gli viene offerta durante la sua permanenza a Capri, dove Tiberio si è ritirato, e la notte che trascorre con quella donna diversa da tutte le altre, una notte straordinaria capace di sovvertire i suoi pensieri, rimane chiusa nel sarcofago della sua memoria, fino al momento in cui disseppellirla diventa una necessità. «Dopo essermi perso in mille discorsi, sorella mia, resta un’unica verità: sento che il mio destino è legato a quella schiava, al suo ricordo. Altro non so dire.» Ma non è tanto la schiava a rendere il console così profondamente inquieto: è quello che lei, con la sua storia di donna che ha incontrato il Cristo e ne è rimasta sconvolta e affascinata, gli ha fatto capire con una chiarezza estrema. Il mondo in cui ha creduto e ancora crede è arrivato alla fine e sta per aprirsi una nuova era. E proprio questa inquietudine getta luce su quello che è stato un cruciale periodo di transizione, come lo è drammaticamente anche il nostro.

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