Cultura

da lunedì 10 Novembre 2025 a sabato 28 Febbraio 2026

BAPTISTERY_A: un’installazione fotografica di Roberto Pupi e Pietro Schillaci che invita a riscoprire il Battistero di Firenze

Lunedì 10 novembre 2025, alle ore 17.00, negli spazi della Libreria Brunelleschi (Piazza San Giovanni 7, Firenze) si inaugurerà la mostra dal titolo BAPTISTERY_A: un’installazione fotografica di Roberto Pupi e Pietro Schillaci che invita a riscoprire e rileggere uno dei simboli di Firenze e della Cristianità: il Battistero di San Giovanni. A cura di Vincenzo Circosta e Giuseppe Giari, BAPTISTERY_A è la quinta esposizione fotografica realizzata dall’Opera di Santa Maria del Fiore, a partire dal 2023, che ha come tema le opere e i monumenti della Cattedrale di Firenze visti attraverso lo sguardo e le tecniche di artisti diversi.

Pietro Schillaci e Roberto Pupi hanno fatto del Battistero uno dei soggetti principali della loro arte che ha dato origine, negli anni scorsi, a mostre e pubblicazioni. Questa nuova esposizione, realizzata appositamente per l’Opera di Santa Maria del Fiore, presenta 44 immagini tridimensionali che formano tutte insieme un movimento.

L’installazione si inserisce in un dialogo storico e visivo con il passato. Tra il 1953 e il 1993, il pittore Silvio Loffredo aveva fatto del Battistero il soggetto quasi ossessivo delle sue tele, dipingendolo instancabilmente dalle finestre del suo studio in Piazza San Giovanni. Sulla scia di questo sguardo duraturo e meticoloso, Pupi e Schillaci raccolgono il testimone. Il loro lavoro si concentra sull’atto del fotografare con cura e attenzione. Laddove la frenesia del contemporaneo spinge a “fotografare senza pensare, senza quasi guardare” e a scorrere immagini in modo compulsivo, BAPTISTERY_A suggerisce un ritorno alla contemplazione. Gli artisti hanno scelto di tornare sullo stesso luogo più e più volte, cercando di cogliere quel piccolo particolare che, con una luce diversa, riempie di senso nuovo ciò che era già stato osservato. Qui risiede il senso di Baptistery_A e della fotografia stessa.

Spiega Giuseppe Giari: “Fotografare tutto. Fotografare sempre. Fotografare senza pensare, senza quasi guardare. Fotografare alla velocità delle nostre vite, in modo compulsivo, quasi isterico poi scorrere velocemente ciò che è stato, nelle immagini miniaturizzate delle librerie dei nostri telefoni. E tornassimo a fotografare con cura e attenzione? E se tornassimo più e più volte a fotografare lo stesso luogo per vedere con luce diversa quel piccolo particolare che riempie di senso nuovo ciò che già avevamo osservato? Qui sta l’essenza di Baptistery_A, un distillato di immagini emerse dopo una selezione attenta e rigorosa, anch’esse presentate come una sorta di “libreria”, ma ingigantita e resa tridimensionale sia nella singola fotografia che nella visione d’insieme”.

Aggiunge Vincenzo Circosta: “Tra il 1953 e il 1993 il pittore Silvio Loffredo dalle finestre del suo studio, guarda e dipinge ripetutamente Il Battistero di San Giovanni. Una sorta di “through my window” quasi ossessivo, che gli fruttò l’appellativo di “pittore battisterico”. Allo stesso modo gli artisti Pietro Schillaci e Roberto Pupi iniziano una collaborazione che ha come focus il Battistero, fatto non da semplici immagini ma da un susseguirsi di fotografie tridimensionali che danno un senso di movimento al monumento. Un puzzle non descrittivo ma emozionale che invita chi guarda a indugiare sui particolari evitando così quello sguardo distratto che ormai contraddistingue il turismo di massa”.

“A chiunque osservi l’opera di Roberto Pupi e Pietro Schillaci risulterà chiaro di trovarsi al cospetto d’una creazione che esula dalle consuete categorie con cui siamo avvezzi a classificare le espressioni artistiche, afferma Antonio Natali, consigliere dell’Opera di Santa Maria del Fiore. La stampa fotografica – che, al pari d’un dipinto, è per solito bidimensionale – s’adatta nella fattispecie a superfici ora convesse ora concave ora tutt’e due insieme, dando luogo a increspate strutture plastiche di differenti configurazioni; che, come tessere d’un mosaico disarticolato, vanno a comporre una superficie ondulata, crepata e mossa alla stregua di un’invenzione d’Alberto Burri. Nel Grande Cretto di Burri a Gibellina il gioco della luce e dell’ombra (che promana dalle fenditure fra i blocchi di cemento) enfatizza l’impaginazione apparentemente casuale di quel mosaico di monumentale astrazione. Nell’opera invece di Pupi e Schillaci, gli interstizi tra i difformi solidi geometrici (su cui aderiscono e lievemente talora si storcono le immagini fotografiche del battistero fiorentino) vengono sottolineati da un colore ch’è riverbero della luce effusa dal pannello retrostante, su cui i solidi medesimi sono applicati. Ne sorte un’epifania visionaria del San Giovanni, che varia non solo col mutare dell’inquadramento, ma anche con gli spostamenti del punto di vista. Come se le deformazioni anamorfiche delle tessere invitassero a una lettura sempre nuova”.

PIETRO SCHILLACI
Pietro Schillaci, siciliano, da anni a Firenze dove si è laureato in Architettura, è fotografo professionista, specializzato in foto d’arte, sono innumerevoli i cataloghi di artisti contemporanei realizzati con le sue fotografie. Oltre alla professione, porta avanti ricerche sulla natura dei processi fotografici realizzando mostre innovative all’interno del circuito delle gallerie italiane.

ROBERTO PUPI
Vive a lavora a Firenze. Dal 1995 ha intrapreso un’attività artistica con mostre a livello nazionale e internazionale. Diplomato in pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze, si è laureato in storia dell’arte contemporanea presso l’Università degli studi della stessa città. Lavora sui limiti tra l’immagine fotografica e lo spazio architettonico, sviluppa la materia fotografica seguendo le sue infinite possibilità di interazione con lo spazio espositivo, approdando alla realizzazione di vere e proprie foto-sculture.

Le forme simultanee del San Giovanni
Nel Cinquecento prende nuovo vigore l’antica questione del paragone delle arti. Un quesito su cui a Firenze Benedetto Varchi solleva un dibattito fra gli artisti: se cioè il primato tocchi alla pittura o alla scultura. Di fronte a quella domanda i pittori sostennero ovviamente la supremazia della pittura e gli scultori per converso la superiorità della scultura (quest’ultimi soprattutto in virtù della sua peculiarità di poter essere osservata da più punti di vista). Il Bronzino, da pittore, rispose col Ritratto del nano Morgante, da lui dipinto però sulle due facce della stessa tela: sul recto Morgante è ripreso di fronte; sul verso, invece, di spalle.

Con quest’opera il Bronzino intese attestare che anche la pittura può consentire più d’un punto di vista. Ma Agnolo, col nano Morgante, fece di più; perché, ritraendolo sul recto in un momento che precede la caccia e sul verso figurandolo a caccia conclusa, dimostrò che la pittura poteva agire anche sulla cronologia. A chi guardi, infatti, la tela, il nano si presenta non soltanto davanti e dietro, ma anche prima e dopo. L’episodio storico non s’è evocato a caso. A chiunque osservi l’opera di Roberto Pupi e Pietro Schillaci (esibita nella stanza dell’Opera del Duomo che da un po’ di tempo ospita rassegne fotografiche) risulterà chiaro di trovarsi al cospetto d’una creazione che esula dalle consuete categorie con cui siamo avvezzi a classificare l’espressioni artistiche. La stampa fotografica – che, al pari d’un dipinto, è per solito bidimensionale – s’adatta nella fattispecie a superfici ora convesse ora concave ora tutt’e due insieme, dando luogo a increspate strutture plastiche di differenti configurazioni; che, come tessere d’un mosaico disarticolato, vanno a comporre una superficie ondulata, crepata e mossa alla stregua di un’invenzione d’Alberto Burri.
Nel Grande Cretto di Burri a Gibellina il gioco della luce e dell’ombra (che promana dalle fenditure fra i blocchi di cemento) enfatizza l’impaginazione apparentemente casuale di quel mosaico di monumentale astrazione. Nell’opera invece di Pupi e Schillaci – che, a seguire i luoghi comuni dei nostri tempi, dovremmo chiamare ‘installazione’ – gl’’interstizi tra i difformi solidi geometrici (su cui aderiscono e lievemente talora si storcono le immagini fotografiche del battistero fiorentino) vengono sottolineati da un colore ch’è riverbero della luce effusa dal pannello retrostante, su cui i solidi medesimi sono applicati. Ne sorte un’epifania visionaria del San Giovanni, che varia non solo col mutare dell’inquadramento, ma anche con gli spostamenti del punto di vista. Come se le deformazioni anamorfiche delle tessere invitassero a una lettura sempre nuova.

E finalmente, in chiusura tornando all’intuizione del Bronzino concretatasi nel Ritratto del nano Morgante, ci s’avvedrà che anche nell’opera di Pupi e Schillaci è sottesa l’idea di figurare il battistero fiorentino esibendone dettagli desunti da molteplici luoghi d’osservazione, con la conseguente addizione della dimensione del tempo, giacché la giustapposizione all’apparenza incongrua di particolari del battistero fra loro diversi, e però accostati nel medesimo contesto, di per sé comporta anche la rivelazione della simultaneità.

Antonio Natali

Mostra: BAPTISTERY_A: un’installazione fotografica di Roberto Pupi e Pietro Schillaci

Dove: Libreria Brunelleschi (Piazza San Giovanni 7, Firenze)

Periodo: 11 novembre 2025 – 28 febbraio 2026

Orari di apertura: lunedì-sabato 08:00-19:00 | domenica 10:15-17:45.

Ingresso gratuito

il Battistero di San Giovanni

Fonte: Ufficio Stampa

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