Cultura Firenze

da venerdì 24 Ottobre 2014 a domenica 18 Gennaio 2015

Alfredo Serri, il pittore musicista che non amava farsi pubblicità. Un’antologica lo ricorda allo Spazio Mostre dell’Ente Cassa di Risparmio

Il catalogo della mostra

Il catalogo della mostra “Alfredo Serri. L’universo si ricompone nel silenzio”

È la prima antologica dedicata ad Alfredo Serri (1898-1972), interprete genuino dell’arte toscana del Novecento, e vuole essere anche un giusto riconoscimento ad un artista colto e sensibile, ma poco portato alle pubbliche relazioni. L’esposizione Alfredo Serri. L’universo si ricompone nel silenzio, a cura di Stefano De Rosa, è aperta dal 24 ottobre al 18 gennaio allo Spazio Mostre dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze (via Bufalini, 6 – Ingresso libero – Tel. 055 5384001) e raccoglie un centinaio di opere provenienti in massima parte dalla Galleria Open Art Prato che ha collaborato alla rassegna promossa e organizzata dall’Ente Cassa. A questo importante nucleo ne sono state aggiunte altre di maestri vicini a Serri e che ne hanno condiviso una parte dell’attività quali Pietro Annigoni, Gregorio Sciltian, Antonio e Xavier Bueno, Giovanni Acci e Carlo Guarienti, provenienti dalla Galleria degli Uffizi, dalla Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi e da collezionisti privati, che aiutano a comprendere meglio il percorso artistico del primo allievo di Annigoni.

Nel presentarla alla stampa assieme al curatore e al Vice Presidente dell’Ente Cassa Pierluigi Rossi Ferrini, il Direttore generale dell’Ente Cassa Renato Gordini ha sottolineato “il successo, ben superiore alle aspettative, che ha riscosso l’apertura dello Spazio Mostre” collocato a piano terra della sede della Fondazione. “Abbiamo pensato a questi ambienti, ormai due anni fa – ha aggiunto – col duplice scopo di far conoscere le opere della nostra collezione d’arte (circa 11.000 pezzi) e per valorizzare la migliore produzione dell’artigianato artistico fiorentino, forse più noto nel mondo che in casa nostra. Oggi possiamo affermare con una certa soddisfazione di avere vinto questa sfida”.

Prima di dedicarsi alla pittura, Serri fu musicista: era infatti un professore di chitarra, violino e pianoforte e, come violinista, fece parte dell’Orchestra del Teatro della Pergola di Firenze. Tuttavia rinunciò ad un posto sicuro e già acquisito in ambito musicale per dedicarsi interamente alla pittura. Una scelta scaturita dall’incontro con Pietro Annigoni (1910-1988) con il quale si era sviluppata una sincera amicizia, sebbene Serri avesse 11 anni più di lui. Serri frequentò assiduamente lo studio di Annigoni in Piazza Santa Croce e condivise con lui le sue prime avventure artistiche, studiando la natura con una specifica inclinazione verso la pittura seicentesca italiana e fiamminga, ovviamente attento a tutte le emozioni visive che la sua città, Firenze, poteva offrirgli. Insieme al maestro e mentore, a Gregorio Sciltian, ai fratelli Antonio e Xavier Bueno, a Giovanni Acci e a Carlo Guarienti, Serri prese parte al movimento de ‘I Pittori Moderni della Realtà’ che, fra il 1947 e il 1949, con eventi espositivi e tramite la rivista ‘Arte’ pubblicata a Firenze, si pose in aperto contrasto con le varie correnti astrattiste e informali sorte in quegli anni. Il gruppo sosteneva, infatti, un tipo di pittura che aspirava ad un equilibrio dialettico fra l’arte figurativa consolidata nel tempo storico e le novità linguistiche affiorate nel Novecento. Successivamente, mentre gli altri amici del movimento presero strade diverse, Serri, come Annigoni, rimase sempre coerente con l’indirizzo originario, ma, al contrario del Maestro, che non mancò spesso di prendere posizione esplicita e polemica contro i suoi detrattori e le tendenze imperanti della critica corrente, proseguì la sua ricerca nel silenzio, nell’isolamento, in una sorta di purezza intellettuale e morale. Un atteggiamento, questo, che sicuramente lo penalizzò dal punto di vista della visibilità e di una più ampia e diffusa notorietà, anche se ebbe, per la qualità della sua pittura, un proprio pubblico di collezionisti specie di ambito statunitense.

Per questo motivo, dopo la grande mostra su Annigoni, che tanto successo ha riscosso anche fuori dai confini nazionali e che è stata promossa e organizzata dall’Ente Cassa di Risparmio di Firenze lo scorso anno, è parso opportuno iniziare da Serri un percorso ‘visivo’ attraverso alcuni dei suoi allievi più importanti e rappresentativi, tanto più in quanto proprio Serri, a differenza di personalità del calibro di Sciltian, dei fratelli Bueno e dello stesso Annigoni, necessitava di un significativo recupero critico e storico, in modo da farlo conoscere ed apprezzare ad un pubblico più ampio. In ciò è stato fondamentale l’apporto della Galleria Open Art di Prato e del dottor Mauro Stefanini che ha messo a disposizione della mostra e del relativo catalogo la maggior parte delle opere esposte.

Per quel che concerne i contenuti Serri ebbe predilezione per due generi a lui congeniali quali il trompe-L’oeil e la natura morta, con composizioni di libri, frutti, oggetti vari e citazioni colte di opere d’arte. Nelle sue splendide nature morte non di rado emerge, in pochi millimetri di superficie pittorica, fra fiaschi e frutti, il suo autoritratto risolto con una tecnica stupefacente. Spesso, compaiono anche strumenti e spartiti musicali, chiara testimonianza della sua prima formazione e attività professionale. Serri realizzò opere di una perfezione assoluta, nelle quali tutto appare come una sorta d’inno elevato alla bellezza, alla poesia, agli accordi segreti e armonici che uniscono l’uomo e l’artista all’universo, e fanno di lui un messaggero di splendori mai effimeri.

Sue opere sono oggi esposte in numerose raccolte italiane e straniere, pubbliche e private, tra cui la Galleria d’Arte Moderna e la Fondazione Roberto Longhi di Firenze, i Musei Civici di Milano, la Fondazione Guelpa di Ivrea e la Collezione Rockefeller di New York.

La mostra è corredata da un catalogo edito da Polistampa con testi di Emanuele Barletti e Stefano De Rosa.

Fonte: Eventi Pagliai

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