Cultura Prato

sabato 15 Novembre 2014

Al Metastasio un incontro pubblico con Luca Ronconi nel giorno del conferimento della cittadinanza onoraria

Luca Ronconi

Luca Ronconi

Nel giorno del conferimento della cittadinanza onoraria a Luca Ronconi da parte del Comune di Prato, sabato 15 novembre alle ore 16, il Teatro Metastasio organizza un incontro con il Maestro, una chiacchierata a due voci con il critico Gianfranco Capitta per raccontare il suo rapporto con la città dai tempi gloriosi del Laboratorio di Progettazione Teatrale (1976 al 1979) fino ad oggi.

Luca Ronconi è stato il maggior artefice della rinomanza del Metastasio e di Prato come cuore vitale del teatro italiano. Restano tutti memorabili gli spettacoli che vi ha realizzato, dalla trilogia ispirata alla Vita è sogno di Calderon de la Barca (ovvero Calderon, La torre, Baccanti), alla Commedia della seduzione che rese Schnitzler una scrittura funzionale e protagonista per le nostre scene, a quel vero monumento teatrale che è stato Ignorabimus di Arno Holz. Sono titoli tutti importanti, anche per le esperienze e le modalità da cui sono nati. I primi tre dal Laboratorio che il regista si era “inventato” sviluppando e portando a fondo e a realizzazione l’impresa avviata a Venezia come direttore della Biennale Teatro. E che restano anche paradigmatici di un comportamento virtuoso della politica, se è vero che furono gli amministratori di allora della città a proporgli l’iniziativa (sulla quale poi perfino cadde la giunta, dopo le accese discussioni sul valore e i costi dell’iniziativa culturale, cosa oggi impensabile).

Una esperienza, quella del Laboratorio, che ha portato non solo a nuovi modi di fare il teatrante e l’attore: ad esempio col vivere praticamente in comunità (all’indirizzo di villa Rucellai), ma a farlo in un confronto continuo con artisti e intellettuali di altre discipline, che vi parteciparono numerosi, alcuni prendendovi parte attiva e totale. Da Gae Aulenti a Franco Quadri, da Umberto Eco a Dacia Maraini a Miklos Jancso, tra gli altri. Spettacoli di sconvolgente bellezza, e di inusitata novità: Marisa Fabbri sola a officiare tutti i ruoli e il rito delle Baccanti; Calderon giocato sulla enorme scena ovale che dal palcoscenico si allargava a coprire tutta la platea, col pubblico nei palchetti; La torre ambientata ad altezza superiore a quella degli spettatori, scena ricoperta di abbacinanti lenzuola quasi a proteggerla dalla polvere del tempo, e sul soffitto il Nuovo mondo affrescato da Tiepolo a Würzburg… E quella comunità di attori recitava contro ogni naturalismo, con una impressionante armonia frutto di conquista comune, che totalmente catturava ogni spettatore.

Neanche dieci anni dopo, un’altra esperienza straordinaria, nel Fabbricone ormai fucina di nuova teatralità, e luogo avanzato della sperimentazione dell’intelletto e della scienza. Cinque attrici straordinarie (Marisa Fabbri, Franca Nuti, Edmonda Aldini, Anna Maria Gherardi e Delia Boccardo) a ripercorrere lungo nove ore di spettacolo le volute del pensiero di quattro intellettuali maschi e di una signora, attorno alla scienza, alla tecnica, al progresso e al futuro, ma soprattutto al presente, nella Vienna di inizio 900. Sul testo scritto da Arno Holz di cui quasi nessuno fino ad allora conosceva da noi l’esistenza. Un testo mirabolante, cinque interpretazioni strepitose al limite del disumano, un viaggio misterico nei meccanismi del pensiero, della sua percezione, della sua fisiologia. E nel teatro, specchio deformante e rivelatore della realtà.

Del resto il Metastasio è stata negli anni anche la sede, di incubazione e debutto, per altri spettacoli non meno rivelatori del suo genio, seppur prodotti da altri stabili: L’anitra selvatica di Ibsen e la Fedra di Racine (con Anna Maria Guarnieri indimenticabile davanti a un fiammante cannocchiale galileiano)

Il teatro di Luca Ronconi aveva subito rotto gli argini della sala tradizionale, dai tempi dell’Orlando furioso e prima ancora dal Palazzo ducale di Urbino, ma a Prato lo spazio “alternativo” e funzionale fu letteralmente “inventato di sana pianta”, ottenendo la trasformazione di una antica fabbrica tessile in dismissione, nel Fabbricone, che ha fatto epoca, e modello per ogni spazio futuro (e dove, ancor prima della trasformazione, lui aveva portato le sue “storiche” Orestea e Utopia.

Dunque Prato come cuore e testa del teatro ronconiano, da cui poi hanno continuato a nascere meraviglie e filiazioni e rilanci che non finiscono ancora di stupire. Tanto da rendere legittima la curiosità su cosa Prato ha significato per lui, tanto più ora che ne ha conquistato con ogni ufficialità la cittadinanza.

 

INGRESSO LIBERO

Fonte: Teatro Metastasio Stabile della Toscana

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