Cultura Livorno
venerdì 20 Giugno 2025
A Livorno la psicanalista e saggista Laura Pigozzi per parlare di amori tossici
La rassegna Hortus Conclusus di Borgo San Jacopo apre finalmente i battenti per la sua seconda edizione e porta a Livorno una delle voci più autorevoli nel dibattito contemporaneo sui legami affettivi e la soggettività, la psicanalista e saggista Laura Pigozzi. Al centro dell’incontro, questo venerdì, ci sarà il delicato e attualissimo tema degli “amori tossici”, al quale l’ospite della serata ha dedicato il suo ultimo libro. L’incontro sarà un’occasione imperdibile per esplorare il lato oscuro dell’amore, ascoltando l’indagine lucida e tagliente di un’esperta a proposito dei legami che imprigionano invece di liberare, di dipendenza affettiva, di narcisismo e relazioni simbiotiche. Il pubblico sarà messo di fronte a una domanda fondamentale, che è la stessa da cui l’autrice è partita per scrivere il suo libro: come può l’amore, che dovrebbe essere fonte di benessere e crescita, trasformarsi in una prigione emotiva? «L’amore può ribaltarsi in odio – ci spiega – quando i confini tra sé e l’altro si annullano e si scambia la fusione per intimità». Il confine dovrebbe essere simile alla membrana di una cellula: porosa, capace di permettere scambi e al tempo stesso di proteggere. Negli amori tossici, invece, questi confini o si sfaldano, dando vita a rapporti simbiotici dove l’identità dell’individuo si dissolve, oppure si irrigidiscono, creando barriere insormontabili e freddezza. «L’amore tossico scavalca i confini e li disintegra – continua Pigozzi – sostenendo che fondersi sia il vero amore. Ma amare smisuratamente l’altro non è che odiarlo».
Fino a rischiare che la passione si trasformi in una trappola emotiva: «L’amore tossico è quando la passionalità è a senso unico: solo uno dei due è dentro il gorgo, l’altro lo guarda annaspare», dice Pigozzi, offrendo un’immagine vivida e drammatica di quelle relazioni dove uno dei partner si trova invischiato in un maelström dal quale sembra impossibile uscire.
Gli amori tossici non sono frutto del caso, ma figli delle relazioni che vengono prima, nelle case dove nasciamo. Quelle famiglie in cui la simbiosi è soffocante o l’autonomia non viene mai realmente concessa generano adulti inclini a vivere relazioni imprigionanti, sia come vittime sia come carnefici.
Pigozzi ci tiene a specificare che il suo libro non vuole essere un semplice catalogo di tipologie di relazioni malate: «Dell’amore tossico non volevo fare solo un inventario, ma rischiare un’interpretazione, trovare una guida per capire quando un amore è tossico e quando invece è un amore passionale». L’obiettivo è aiutare il lettore a orientarsi, a riconoscere quei segnali che possono fare la differenza tra un amore vivo e uno che divora.
Infine, l’autrice colloca il fenomeno degli amori tossici nel contesto della società contemporanea, una società “liquida” in cui l’altro viene spesso trattato come oggetto di consumo. Ghosting, gaslighting e amori seriali sono solo alcune delle manifestazioni di questo disagio relazionale moderno, in cui il rispetto dei confini altrui si fa sempre più raro. Con Amori tossici, Laura Pigozzi offre quindi uno strumento prezioso: non solo per chi vive relazioni difficili, ma anche per chi desidera comprendere come l’amore possa restare un’esperienza libera e autentica, capace di nutrire invece che distruggere.
Laura Pigozzi vive e lavora a Milano e in provincia di Verona. È psicologa clinica, psicoanalista, filosofa. È nel Bureau della Fondation Européenne pour la Psychanalyse, ed è rappresentante italiana delle Associazioni Psicoanalitiche Europee Fondation Européenne pour la Psychanalyse e Centre Recherche International Voix Analyse. È nel comitato scientifico e docente della Società Italiana di Musicoterapia Psicoanalitica. Collabora con riviste di psicoanalisi francesi e spagnole ed è spesso ospite di trasmissioni televisive e radiofoniche, in Italia e all’estero.
È autrice di: Chi è la più cattiva del reame? Figlie, madri e matrigne nelle nuove famiglie (et. al., 2012); Mio figlio mi adora. Figli in ostaggio e genitori modello (2016), Adolescenza zero. Hikikomori, cutters, Adhd e la crescita negata (2019) per Nottetempo; A nuda voce. Vocalità, Inconscio, Sessualità (2016), Il plusmaterno. La solitudine delle madri in un’epoca che chiede loro troppo (a cura di, 2018), Voci smarrite. Godimento femminile e sublimazione (2022) per Poiesis; Troppa famiglia fa male. Come la dipendenza materna crea adulti bambini (e pessimi cittadini) (2020), Sorelle. Il mistero di un legame tra conflitto e amore (2021), Amori tossici. Alle radici delle dipendenze affettive in coppia e in famiglia (2023) per Rizzoli.
Affianca alla pratica clinica un’intensa attività divulgativa e di ricerca sulla voce, l’identità e le relazioni. Collabora con doppiozero.it, gli asini e riviste di psicoanalisi. Ha ideato e conduce il podcast Uscire dalle dipendenze affettive.
Pier Giorgio Curti è psicanalista, filosofo e saggista e dirige le strutture O.A.M.I. Livorno.
LA RASSEGNA. A partire dal 20 giugno l’O.A.M.I. di Livorno apre le porte alla città: nello spazio incantato del giardino della struttura, in Borgo San Jacopo 134/A, prenderà il via la seconda edizione della rassegna di eventi titolata Hortus Conclusus – Le serate al giardino O.A.M.I..
L’iniziativa, il cui nome si ispira ai giardini chiusi medievali, simboli di riflessione e crescita, si propone di creare uno spazio aperto di dialogo, apprendimento e condivisione. Un invito a rallentare, ad ascoltare, a esplorare il mistero delle emozioni umane attraverso linguaggi diversi che si intrecciano e diventano comunicanti. «Hortus Conclusus è un luogo di resistenza e profondità in un tempo in cui il pensiero è spesso sacrificato alla velocità e all’efficienza – spiega il direttore scientifico della rassegna e dello stesso O.A.M.I., Pier Giorgio Curti – è un giardino in cui coltivare l’umano, anche simbolicamente. Livorno, con la sua storia e la sua sensibilità, è il luogo ideale per un progetto come questo: aperto, plurale, autentico».
Il tema al centro degli incontri di questa seconda edizione è l’amore, amore che può essere cura o ferita, amore che può farsi parola che salva o silenzio che lacera, amore fra spiritualità, desiderio, radice dell’umano. Cinque serate con cinque ospiti autorevoli, cinque prospettive per attraversare insieme i chiaroscuri di ciò che ci rende vulnerabili e vivi. Perché la complessità dell’amore non si lascia catturare da una sola disciplina, serve una polifonia. Il tutto nella cornice suggestiva di un hortus conclusus, un giardino nascosto, spazio simbolico per eccellenza della contemplazione e della ricerca interiore.
IL CENTRO. L’O.A.M.I. (Opera assistenza malati impediti) è attiva da decenni sul territorio livornese e offre sostegno alle persone svantaggiate e alle loro famiglie. I servizi offerti, sotto il cappello dell’Asl di Area Vasta, sono la Casa famiglia e il Centro diurno di socializzazione per adulti disabili psichici. È diretta dal dottor Pier Giorgio Curti.
Tutti gli appuntamenti si terranno alle 21:30, presso il giardino O.A.M.I. di Borgo San Jacopo 134/A, Livorno.
L’ingresso è gratuito, con l’obiettivo di favorire la più ampia partecipazione possibile; è gradita la prenotazione a livorno@oami.it, oppure allo 0586 813861 (dal lunedì al venerdì, ore 9.00–13.00).
Il progetto è promosso da O.A.M.I. con il contributo di Cesvot, Comune di Livorno, Itinera, Le Piantagioni del Caffè e Cassa di Risparmio di Volterra.
Dove: Nel giardino del centro O.A.M.I. di Borgo San Jacopo
Il primo incontro della rassegna curata dallo psicanalista Pier Giorgio Curti:
venerdì 20 giugno alle 21:30 ci sarà la psicologa clinica e saggista Laura Pigozzi
IL PROGRAMMA
• Venerdì 20 Giugno – Laura Pigozzi
Tra le ombre dell’amore: liberarsi dalle catene delle relazioni tossiche
• Giovedì – 26 Giugno – Dimitri Grechi Espinoza
Il suono dell’amore per Dio: Oreb
• Giovedì 3 Luglio – Pier Giorgio Curti
Amore e psiche, un intreccio senza tempo
• Giovedì 10 Luglio – Angelo Gemignani
Il cervello innamorato
• Giovedì 17 Luglio – Maria Pia Bobbioni
L’amore per la parola come àncora dell’umanizzazione

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