Teatro Pistoia

da venerdì 5 Dicembre 2014 a domenica 7 Dicembre 2014

“7 minuti”: il nuovo spettacolo di Alessandro Gassmann in prima regionale al Teatro Manzoni

Una scena di "7 minuti" di Alessandro Gassmann

Una scena di “7 minuti” di Alessandro Gassmann

In prima regionale dal 5 al 7 dicembre il Teatro Manzoni di Pistoia ospita il nuovo spettacolo di Alessandro Gassmann, 7 MINUTI, su testo di Stefano Massini, prodotto da Emilia Romagna Teatro Fondazione/Teatro Stabile dell’Umbria/Teatro Stabile del Veneto.

In scena un cast interamente al femminile, undici attrici per gli undici personaggi che compongono il Consiglio di Fabbrica, al centro della vicenda, capitanate da Ottavia Piccolo/Bianca, operaia specializzata portavoce delle altre. Accanto a lei, in ordine di apparizione: Eleonora Bolla/Sabina, operaia al reparto tinte (“se potessi morderei il mondo”), Paola Di Meglio/Olivia, operaia da 30 anni al reparto cardatura (“sigarette e pensieri”), Silvia Piovan/Arianna, operaia al reparto cardatura (“il mio lavoro è tutto”), Balkissa Maiga/Fatou, operaia specializzata (“la paura vera”), Cecilia Di Giuli/Rachele, operaia ai telai (“braccia forte tatuate”), Olga Rossi/Aneta, impiegata (“io non scappo”), Stefania Ugomari Di Blas/Mirella, operaia ai telai (“tante paure”), Arianna Ancarani/Lorena, operaia al reparto tinte (“la partecipazione”), Stella Piccioni/Sevgi, operaia al reparto filati (“non chiedermi nulla”), Vittoria Corallo/Sofia, impiegata (“la concretezza dei numeri”).

7 minuti, in libreria a gennaio per Einaudi, è l’ultimo testo scritto da Stefano Massini, il trentacinquenne autore fiorentino, Premio Ubu Speciale 2013 “per il complesso della sua drammaturgia”, i cui testi sono attualmente in cartellone in molti Paesi europei, con teniture anche di più di un anno e la cui Lehman Trilogy sarà in scena da Gennaio al Piccolo di Milano per la regia di Luca Ronconi. Un autore con il quale Ottavia Piccolo ha un sodalizio ultradecennale, protagonista di ben sette dei suoi testi, tra cui ricordiamo Donna non rieducabile e Processo a Dio.

Ottavia Piccolo e la compagnia incontreranno il pubblico sabato 6 dicembre alle ore 17,30 al nuovo Ospedale San Jacopo di Pistoia (sala Cinzia Lupi) per il secondo degli appuntamenti del ciclo “Il teatro si presenta al San Jacopo” che l’Associazione Teatrale Pistoiese ha organizzato quest’anno assieme all’Asl 3 Pistoia.

Per questo spettacolo Alessandro Gassmann, ha chiesto allo scenografo Gianluca Amodio e a Lauretta Salvagnini, costumista, un’ambientazione realistica: l’azione si svolge, infatti, nello spogliatoio della fabbrica, un tavolo, sedie scompagnate, lungo le pareti gli armadietti delle dipendenti, che sopra agli abiti di tutti i giorni portano i grembiuli di lavoro. Le luci di Marco Palmieri descrivono il passare del tempo, scandito anche dalle musiche originali di Pivio&Aldo De Scalzi. Ad evocare gli esterni della fabbrica le videografie di Marco Schiavoni che, a tratti, danno forma ai pensieri e alle emozioni taciute dei personaggi.

Undici donne, nostre contemporanee, in balia della paura di perdere il lavoro, costrette ad uno sforzo eroico di raziocinio per non cedere alla legge dalla necessità che la Dirigenza della loro fabbrica tenta di usare come strumento di un tacito ricatto, per offuscare la loro dignità e indebolire i diritti acquisiti.

Questo il nucleo attualissimo dello spettacolo, la cui vicenda ispirata ad una storia vera, sembra aver esercitato un eguale potere sia su Massini sia su Gassmann. Lo spettacolo infatti si ispira ad un fatto di cronaca del gennaio 2012 che aveva riempito di giornali d’Oltralpe: il braccio di ferro spietato tra le operaie tessili di uno dei massimi colossi industriali francesi, a Yssingeaux, nell’Alta Loira, e i nuovi dirigenti subentrati al controllo.

La questione del lavoro che, nella sua radicalità, domina il nostro presente ha spinto Massini a scrivere questo documento lucido e essenziale, che Gassmann ha voluto mettere in scena, creando uno spettacolo di forte tensione morale e di sentita partecipazione.

Ottavia Piccolo ha affrontato come sempre con appassionata adesione il suo personaggio, trovando in Gassmann, che incontra per la prima volta, la condivisione di un’intesa artistica ed etica.

“7 minuti di Stefano Massini – commenta Alessandro Gassmann nelle note di sala – è, in questo passaggio storico, il testo che andavo cercando. Parliamo di lavoro, di donne, di diritti, lo faremo dando voce ed anima a undici protagoniste operaie che ci permetteranno di raccontare con le loro diverse personalità le paure per il nostro futuro e per quello dei nostri figli, le rabbie inconsulte che situazioni di precarietà lavorative possono scatenare, le angosce che il mondo del lavoro dipendente vive in questo momento. Il linguaggio di Massini è vero, asciutto, credibile, coinvolgente, molto attento e preciso nel descrivere i rapporti ed i percorsi di vita di undici donne, madri, figlie, tutte appunto diverse tra loro, ma capaci di raccontarci una umanità che tenta disperatamente di reagire all’incertezza del futuro. Ottavia Piccolo, Bianca, rappresenterà, tra questi undici caratteri, la possibilità̀ di resistenza, il tentativo di far prevalere nel caos la logica, la giustizia, una sorta di “madre coraggiosa” che tenta di indicare una via alternativa. Il disegno registico, come mia abitudine, si concentrerà sul tentativo di dare verità a queste anime, descrivendone, in una scenografia iperrealista, tutte le diversità, emozioni, incomprensioni, tentando, come sempre, di amplificare le emozioni già presenti nel testo. Il teatro può davvero essere luogo di denuncia senza mai rinunciare alla produzione di emozioni, questo ho fatto finora e continuerò a fare con “7 minuti”.

“Ci sono storie che ti vengono a cercare” – aggiunge Stefano Massini nella nota introduttiva – “Sembra che facciano davvero di tutto per essere raccontate, per essere scritte. Una di queste ha raggiunto e conquistato me, ed ha a che fare con le operaie tessili di Yssingeaux, nell’Alta Loira. Il fatto di cronaca risale al gennaio 2012, e ha riempito i giornali d’Oltralpe: d’altra parte poteva passare inosservato quel braccio di ferro così spietato fra le dipendenti – tutte donne – di uno dei massimi colossi industriali francesi e i nuovi dirigenti subentrati al controllo? La storia delle operaie di Yssingeaux mi ha dato la caccia per vari mesi. Non potevo aprire un quotidiano o cliccare su una web-page senza trovarmi di nuovo davanti quei visi femminili, assortiti di ogni età, impegnate in una difesa epica – antica eppure modernissima – della propria dignità di lavoratrici. Ma in quale modo raccontare in teatro tutto questo? Il pretesto me l’ha fornito, come sempre, non il filone principale bensì uno dei tanti aneddoti di cui è costellata la drammatica trattativa di quei giorni: la lunga riunione del consiglio di fabbrica che doveva decidere se accettare o meno una rinuncia ai propri diritti acquisiti. Su quella riunione ho costruito tutto. E con grande passione, perché mi sembrava straordinario ritrarre in scena il mosaico estremo di quel conclave tutto di donne, chiamate a votare “sì o no” non solo alla propria sorte, ma anche a quella di chissà quante altre fabbriche nell’Europa della grande crisi. Come in tante occasioni – di cui la Storia è piena – si ha davvero la sensazione che nel piccolo di quella riunione a Yssingeaux si sia realizzato il modello in miniatura del più tremendo dramma del nostro tempo: il dibattito fra quelle undici donne, diversissime, è in fondo il sismografo di un inizio secolo iper-contraddittorio in cui la bussola del lavoro sbanda impazzita, tirando nel vortice la stessa identità del cittadino europeo moderno. Ecco perché́ ho ceduto alla pressante preghiera di quelle donne, che dalle foto dei giornali mi chiedevano di essere raccontate: la loro storia è una radiografia del presente, in ognuna di loro – nelle storie di ognuna di loro – c’è il paradigma di qualcosa che ci riguarda, ci tocca, e merita di comporre il mosaico di una narrazione contemporanea. E se nell’immediato dopoguerra, Reginald Rose utilizzò l’espediente geniale di una composita giuria per scandagliare i fondali limacciosi della società americana, io sono convinto che un consiglio di fabbrica possa quanto mai servire, oggi, per indagare i movimenti tellurici dell’Europa dilaniata dagli spread.”

Ulteriori informazioni sul cartellone e sulle attività dell’Associazione Teatrale Pistoiese su www.teatridipistoia.it e sui profili Facebook, Twitter, Youtube.

Prevendita: Biglietteria Teatro Manzoni 0573 991609 – 27112 (dal martedì al giovedì 16/19 e venerdì-sabato 11/13 e 16/19), on line su www.teatridipistoia.it e www.boxol.it

Fonte: Associazione Teatrale Pistoiese

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