Cultura Firenze

da sabato 16 dicembre 2017 a sabato 24 marzo 2018

Mostra “Maternità divine. Sculture lignee della Basilicata dal Medioevo al Settecento”

Maternità divine. Sculture lignee della Basilicata dal Medioevo al Settecento

Al via sabato prossimo, 16 dicembre, la Mostra “Maternità divine. Sculture lignee della Ba-silicata dal Medioevo al Settecento”.  La mostra, promossa e sostenuta dall’Agenzia di Promozione Turistica della Regione Basilicata, realizzata dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio della Basilicata e patrocinata dal Comune di Firenze-Ufficio UNESCO e l’Opera di Santa Croce di Firenze, insieme al presepe monumentale del maestro Franco Artese, allestito nella Basilica di Santo Spirito, si pone come una delle due manifestazioni artistiche dalla connotazione fortemente spirituale che quest’anno hanno “portato” la Basilicata nel capoluogo toscano.

La mostra collocata nel complesso monumentale espositivo dell’Opera di Santa Croce, affidata dal direttore della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio della Basilicata Francesco Canestrini alla cura scientifica di Elisa Acanfora, docente di Storia dell’Arte Mo-derna dell’Università della Basilicata, sarà visitabile fino al 24 marzo 2018.

“Le chiese e i complessi monumentali presenti sull’intero territorio della Basilicata conser-vano soprattutto decorazioni, statue ed opere nelle quali si nota l’alta qualità degli artigiani del legno. La presenza diffusa di sculture lignee o in cartapesta attesta l’esistenza in Basilicata di scuole di intagliatori o cartapestari che sono stati in grado di diffondere le proprie opere ispirandosi ai maestri o ai modelli provenienti da centri più noti, ricchi di botteghe e di valenti artisti già affermati. È proprio da questa miriade di artisti che scaturisce la ricchezza del patrimonio scultoreo del nostro paese e della Basilicata in particolare – spiega il direttore della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio della Basilicata Francesco Canestrini -. Le madonne lignee che, con il sostegno dell’APT della Basilicata e in collaborazione con il Comune di Firenze, abbiamo riunito nella mostra “Maternità divine” presso il Sacrario di Santa Croce a Firenze sono la testimonianza del fruttuoso lavoro svolto sul campo da tutti funzionari storici dell’arte, restauratori, presenti in Soprintendenza, e costituiscono gli esempi più significativi di un grande patrimonio diffuso nella regione, in molti casi ancora in pericolo, per il quale si sta ancora operando per garantire efficaci opere di tutela che ne consentano la conservazione e la trasmissione alle future generazioni”.

Nella scelta mirata di 16 opere di grande qualità, la mostra vuole offrire un panorama del prezioso patrimonio lucano nel campo della statuaria lignea dal Medioevo al Settecento. L’esposizione si chiude con due ‘Madonne vestite’, provenienti rispettivamente da Muro Luca-no e a da Matera, vero e proprio genere, quello del ‘manichino vestito’, che si lega in particolare alla devozionalità e alla spettacolarità delle processioni.

“La mostra presenta 16 magnifiche sculture lignee, legate al tema della Madonna e della Na-tività, che provengono da varie diocesi della Basilicata, regione dove il culto mariano è ancora oggi molto sentito – commenta la prof.ssa Acanfora -. A grandezza naturale, o comunque di grandi dimensioni, alcune di queste opere sono inedite e costituiscono dunque una scoperta anche per gli specialisti. Tutte, comunque, non sono mai uscite fuori dai confini regionali ed è questa l’occasione per mostrarle al grande pubblico”.

Sabato 16 dicembre alle ore 11.00 la mostra verrà inaugurata nella Basilica di Santa Croce con la narrazione poetica “Legno madre, nome sciame” a cura di Davide Rondoni intervallato da un accompagnamento musicale a cura di Giacomo Grava. “Grava è milanese ma lavora all’orchestra del Maggio fiorentino. È un musicista dotatissimo, nato in una famiglia di musicisti. Con lui ho già collaborato in diversi teatri e città con letture di poesia e musica – commenta Davide Rondoni – Non so se interpreterò il sentimento lucano, di certo guardando quelle opere così delicate e forti, così barbare e cristiane sono stato spinto a scrivere un testo dove come sempre mi accade il cuore sanguina e sorride, si perde e canta. I romagnoli come me forse hanno questo in comune con i lucani, una certa durezza, scontrosità che però dentro è movimentata, turbata di dolcezze e sfumature”.

Fonte: Ufficio Stampa
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