Cultura Caprese Michelangelo

da domenica 11 dicembre 2016 a domenica 29 gennaio 2017

Al Museo Michelangiolesco di Caprese il ciclo della vita secondo Raffaello Lucci

Kyclos

Kyclos

Dall’11 dicembre 2016 al 29 gennaio 2017 il Museo Michelangiolesco di via Capoluogo 1, a Caprese Michelangelo (Ar), ospita “Kyclos”, mostra personale di Raffaello Lucci a cura di Giovanni Pichi Graziani.

Domenica 11 dicembre, dalle ore 16,30, il vernissage alla presenza delle Autorità. Alle 18 l’aperitivo nel museo e alle 19,30, per chi volesse partecipare, è prevista la cena con l’artista al ristorante “La Buca di Michelangelo” (il pacchetto che comprende cena, aperitivo e visita al museo e alla mostra “Kyclos” ha un costo di 25 euro. È consigliata la prenotazione).

L’esposizione, patrocinata dal Comune di Caprese Michelangelo, sarà visitabile con orario continuato dalle 11 alle 17 nei seguenti periodi: 17-18 dicembre; dal 26 dicembre all’8 gennaio; 14-15 gennaio ; 21-22 gennaio; 28-29 gennaio.

LA MOSTRA

Torna la grande arte a Caprese. L’ala del Museo Michelangiolesco, riservata all’arte contemporanea, ospiterà “Kyclos”, il progetto di pittura e grafica che Raffaello Lucci ha dedicato al ciclo della vita attraverso 18 tecniche miste su tela e 2 acqueforti. Le opere si riferiscono in parallelo ai momenti del giorno, da prima dell’alba alla notte, e alle stagioni dell’esistenza, da prima della nascita alla morte.

Quella di Lucci è una metafora ancestrale, rappresentata e scandita da tonalità musicali che suggeriscono all’osservatore accordi, scansioni temporali, contrappunti e armonie nel percorso di visita. Due acqueforti in bianco e nero aprono e chiudono il percorso espositivo; con esse l’artista ha inteso, come in uno spartito, diversificare la chiave, la dimensione significante, alludendo alla parte metafisica e spirituale. Ai colori e alla materia delle altre 16 opere ha affidato la rappresentazione della parte terrena dell’esistenza. Testi riportati su pannelli, scaturiti e annotati durante le fasi della realizzazione del progetto, ne sottendono l’impianto concettuale.

Così Carlo Sisi, presidente del Museo “Marino Marini” di Firenze, che ha già ospitato in passato la mostra, definisce “Kyclos”: «Un ciclo di opere ritmate dal tempo, dalla diversa luce delle ore del giorno, dalla scala musicale, entro un vortice quieto e insieme commosso».

«La mostra “Kyclos” sarà un evento straordinario per il Museo Michelangiolesco – conferma il curatore Giovanni Pichi Graziani. – Tramite colori, forme, spessori e superfici irregolari un profondo simbolismo ci racconterà lo scorrere delle ore, l’evoluzione dello spettro di luce così come della scala armonica, lo scandire delle fasi della vita dell’uomo e del cosmo. Quello che attende lo spettatore è un viaggio metafisico che richiede solo la volontà di esser percorso».

Una nuova grande mostra dunque omaggia la casa natale di Michelangelo Buonarroti, che offre sempre più spazio per la valorizzazione dell’arte contemporanea italiana. Alla mostra di Lucci è infatti abbinato anche un video-documentario che, attraverso filmati e immagini, presenta l’artista toscano e l’evoluzione della sua produzione artistica, dal figurativo degli esordi all’astrattismo lirico di oggi.

BIOGRAFIA

Raffaello Lucci nasce nel 1948 ad Arezzo, città dove vive e dove ha lo studio in piazza San Domenico.

Diplomato in chimica industriale, inizia la sua attività artistica nel 1976, da autodidatta, studiando e sperimentando le tecniche dell’acquaforte e della pittura a olio, facendo pratica del disegno dal vero ed eseguendo copie e studi dai grandi del Rinascimento. Contemporaneamente realizza diversi ritratti a sanguigna, mutuati sull’esempio delle opere di Raffaello, Leonardo e Michelangelo. In seguito studia e sperimenta le tecniche dell’acquerello, della litografia su zinco e su pietra; in questo contesto ha l’opportunità di conoscere e lavorare accanto a grandi maestri internazionali.

Dal 1980 inizia a esporre in mostre, sia in Italia sia all’estero, e partecipa a concorsi internazionali di “ex libris” e di grafica in generale. Dal 1986 propone lavori sempre più autonomi, eseguiti con tecniche miste, proseguendo nella sua ricerca personale che attraversa una fase figurativa di intensa tematica sociale, per giungere a lavori dove il disegno è segno o lacerazione e l’espressività è resa dalla materia e dal colore.

«Perché le opere di Lucci emozionano? Perché attraverso gli occhi, arrivano direttamente alla fantasia e al cuore. Mettono in moto sentimenti (questo vuol dire il verbo ‘emozionare’), ci fanno sognare e ci fanno felici. Essendo la contemplazione del mondo, che diventa colore e figura, niente altro che una forma di appagamento e quindi di felicità».

Fonte: Ufficio Stampa
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